Spettacolo News ha avuto il grande piacere di intervistare Denis Longhifondatore e direttore artistico del “Jazz:Re:Found”.
Giunto ormai alla sua decima edizione, torna a Torino dal 29 novembre al 3 dicembre prossimi l’attesissimo festival “Jazz:Re:Found”. La rassegna musicale è diventata uno tra gli appuntamenti più interessanti del panorama italiano, rappresentando un esempio di originalità nella proposta musicale nazionale. Un palinsesto ormai collaudato con più di 30 appuntamenti tra concerti e dj set che fanno di questa manifestazione ormai un brand internazionale.

Qual è stato il tuo primo incontro con la musica?
Il primo contatto reale e consapevole è avvenuto nel 1993 con la scoperta fortuita di GURU JAZZMATAZZ VOL. 1. Un incontro affascinante e fondamentale, che ha dettato il ritmo e l’estetica del suono che oggi mi ispira e cerco di rendere il più fruibile a tutti, quasi fosse una missione.

Oltre alla musica cosa cattura la tua attenzione?
Mi appassiona il tema dei diritti civili e delle minoranze. Non so dire se sia la causa o il risultato della mia passione e dell’approfondimento costante nella cultura black e afroamericana. Amo inoltre scoprire ed assaporare le diversità e i contrasti, quindi inevitabilmente da una parte il concetto di viaggio e dall’altra parte il mondo della cucina sono due tipi di ‘esplorazione’ che mi stimolano e coinvolgono particolarmente!

Il JRF è alla sua decima edizione, ma ha cambiato location. Perché hai abbandonato l’idea di continuare a fare il Festival a Vercelli?
Se parliamo di visione e consapevolezza (due keywords di “Jazz:re:found”) sicuramente c’è stato un momento in cui la progettualità di JZ:RF (il re-branding di quest’anno prevede la nuova forma contratta JZ:RF anziché J:Z:R) ha accelerato esponenzialmente e la piccola provincia, da magico e stimolante laboratorio condiviso, è diventata un’ancora che ha messo in forte discussione la sostenibilità e la crescita dello stesso festival. Non ci sono rimpianti, ma nemmeno irriconoscenza, è stato un percorso importante sia per JZ:RF sia per capire i propri limiti e le proprie ambizioni.

Come nasce l’idea del festival JRF?
La visione, per ribadire il concetto, è stata ed è tutt’oggi ‘Never Hype / Ever Ahead’, il claim coniato per la campagna di questa decima edizione. Ovvero, senza didascalie e stereotipi cerchiamo di raccontare una storia ‘vera’, utilizzando un linguaggio semplice ed ancestrale, la musica. In questa storia vogliamo omaggiare gli artisti, nuovi e vecchi, capaci di trasmettere contenuti forti e intensi, con un’estetica sincera ed avvolgente. Un viaggio dentro la musica, alla ricerca di una condivisione familiare, cercando di evitare le strumentalizzazioni della superficie.

È impegnativo essere il direttore artistico di un festival? 
Come tutte le cose fatte con serietà e tenacia, tanto impegno quanto passione!

Ti senti soddisfatto dei risultati finora raggiunti?
Diciamo sinceramente che per gli strumenti a disposizione (risorse economiche e umane) si può considerare un’impresa essere arrivati in queste condizioni alla ‘decima’ edizione. In un contesto socio-culturale in cui tutto ciò che è premiante o d’appeal deve avere una dimensione ed una connotazione ‘Pop / Mainstream’ o mediare il concetto di Mass-Market con le proprie idee e proposte, si può considerare “Jazz:re:found” un piccolo ‘case study’ da manuale di sopravvivenza. Riuscire a poter raccontare ancora una storia vera senza sovrastrutture è la più grande soddisfazione!

Quali saranno le novità del festival edizione 2017?
Un linguaggio ed un codice estetico rinfrescato grazie a Raffaele Costantino e Marco Klefish, una venue in modalità ‘village’ come ai tempi vercellesi (Spazio Q35 come parco divertimenti di JZ:RF) che farà da headquarter a tutte le attività e concerti.

Cosa ti aspetti da questo secondo festival JRF Torinese?
Siamo già al terzo a Torino e alla decima edizione globale che in un modo o nell’altro dobbiamo celebrare come una consacrazione. Mi aspetto che Torino possa diventare davvero la ‘Music City’ italiana ed europea e nelle sue diversità possa mettere in rete in una progettualità di internazionalizzazione eccellenze complementari come Club to Club, Kappa Futur Festival, TOdays e Jazz:re:found, virtuoso patrimonio che incredibilmente si trova fra le mura di una sola città.

Quale messaggio invieresti ai fans del tuo festival e a chi ancora non lo conosce?
Di ascoltarsi prima Curtis Mayfield e poi Anderson Paak. Nel caso ci sia del gradimento, direi che non può mancare…!

Progetti futuri?
Innanzitutto vorrei sviluppare il processo di internazionalizzazione di JZ:RF, inoltre mi piacerebbe potenziare gli asset con un calendario annuale, che si sviluppi con continuità dall’esperienza primaverile, che ricalca il modello più classico del Jazz Festival (Jazz:re:found “HeyDey”), quella estiva con un prepotente ritorno in Monferrato in una vision ‘Dekmantel’ e la conclusione
autunnale/invernale nel format della genesi di Jazz:re:found Festival.

Grazie a Denis Longhi per la sua disponibilità e non ci resta che attendere l’inizio di questo festival anticonformista!

Patrizia Faiello

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