Intervista a Lorenza Stroppa, scrittrice, giornalista. Ha scritto su diversi quotidiani e riviste, ha svolto attività di ufficio stampa e organizzazione eventi.

Parliamo del suo ultimo libro “Da qualche parte starò fermo ad aspettare te”: da dove parte, come nasce l’idea?
Come spesso accade agli scrittori, l’idea mi è venuta leggendo un altro libro, “La scuola degli ingredienti segreti” di Erica Bauermeister. In quel libro l’autrice semina senza volerlo una scheggia di trama. Si racconta infatti a un tratto che un protagonista maschile trova a terra, in un supermercato, una lista della spesa che ricorda di comprare “pane, latte, olio e una pistola”. Questo aneddoto non viene più ripreso nel libro, mentre personalmente mi ha smosso l’immaginazione. Così ho raccolto quella lista che è diventata nel mio romanzo una “to do list”, scritta nell’agenda di Giulia. Una lista di cose da fare prima di una grande scelta che sovvertirà le carte della sua vita. Ma il destino vuole che Giulia perda la sua agenda in uno scontro di carrelli e che Diego la trovi e ne rimanga colpito. Talmente colpito da decidere di non restituirla alla sua proprietaria ma di tenerla con sé e conoscerla piano piano, presentandosi di nascosto agli appuntamenti scritti nella famosa to do list di Giulia.

Parliamo della protagonista, Giulia Moro, che attraverso la sua arte, attraverso i suoi quadri, racconta la sua vita. 
Giulia è una pittrice che di giorno confeziona quadri-souvenir di Venezia per turisti e di notte usa invece la sua arte per esprimere in modo viscerale ciò che prova, per “vomitare” sulla tela tutte le emozioni che fatica a governare. Questi quadri notturni però la spaventano, riesce a guardarli solo il tempo di dipingerli, poi li ripone in cantina, coperti da un lenzuolo, in mezzo a tanti altri. Perché Giulia ha un groviglio di sofferenza, un piccolo lato oscuro dentro di sé che non può affrontare. E’ questa la ragione anche della sua incapacità a usare il colore rosso: il colore della vita, del sangue, il colore della felicità. La sua esistenza finora è stata più una sorta di sopravvivenza, di galleggiamento, ma ha finalmente deciso di cambiare qualcosa e la sua to do list sarà il modo per avvicinarsi a una data fatidica, segnata in rosso nell’agenda, in cui succederà qualcosa. In tutto questo però arriverà Diego, a sovvertire i suoi piani, a farla sentire vulnerabile e preda dei propri sentimenti.

Giulia e l’incontro con Diego, un’agenda persa e da lui ritrovata: chi sono l’uno per l’altro?
Giulia e Diego sono due solitudini che si trovano. Giulia per sopravvivere si è affidata alla sua arte e ai colori che non la tradiscono mai. Diego, editor in casa editrice, terzo di tre fratelli e incalzato dalla madre asfissiante, si è creato mille maschere e l’apparenza di una vita felice con la sua gatta Mercedes. Rifugge le complicazioni e le responsabilità, convinto di non poterle affrontare e di non meritarsi altro che quella bolla di leggerezza nella quale ostenta soddisfazione.  Per lui la vita è fatta solo di parole e il loro suono e la loro etimologia lo aiutano a capire cosa succede.

Il dolore e la ferita intima ma anche l’amore, sono il filo conduttore: assecondare il dolore, liberarsene e tornare a vivere. Come si convive con il proprio dolore?
Non si può nasconderlo, ignorarlo, perché troverà il modo di uscire. Vivere accantonandolo, senza sforzarsi di capirlo, senza affrontarlo, significa non vivere, sfuggire alla realtà e a se stessi. L’unico modo per convivere con il dolore è quello di sporcarsi le mani, di affrontare i propri demoni e le proprie sofferenze, fino a interiorizzarle. Solo così si potrà imparare a perdonarsi, ad accettarsi. Per aprirsi poi agli altri e riuscire ad amare.

Cosa ci insegna la protagonista, Giulia?
La luce entra dalle nostre ferite“, dice il verso di un poeta persiano. Ed è quello che cerca di fare Giulia. Lei ha capito che non si può essere salvati, ma ci si deve salvare da soli. Che l’amore e l’affetto servono da stimolo, da carburante, ma per alimentare il fuoco bisogna essere presenti a se stessi, affrontarsi nel bene e nel male.

Volevo chiederle a che ora della giornata preferisce scrivere e se c’è un momento migliore, più intimo, più creativo:
Sono una mamma lavoratrice e, ahimé, non posso scegliere il momento migliore per scrivere, devo prendere il tempo che riesco a ritagliarmi, in qualsiasi fase della giornata sia. Diciamo che più di un momento temporale, ho bisogno di alcune condizioni: mente libera da scadenze vicine o fonti di stress, silenzio, energia. Senza queste tre caratteristiche posso avere tutte le idee del mondo ma di sicuro non ho la predisposizione d’animo giusta per mettermi a scrivere. La scrittura esige di essere molto presenti a se stessi.

Come è affrontata la solitudine, da parte dei due personaggi? E’ un tema molto attuale, anche a causa dei social: connessi o non connessi con il nostro “io”?
Diego e Giulia, nonostante abbiano amici e parenti più o meno vicini, sono soli perché non riescono a stare bene con se stessi. La solitudine credo sia fondamentalmente questa sensazione, per questo si può sentirsi soli anche in mezzo a una folla, a una cena con amici, a un ritrovo di famiglia. Non è il concerto degli affetti che ti fa sentire meno solo, è la tua capacità di viverti senza limiti, di accettarti. Il lockdown ci ha fatto capire ancora di più questo. Ci ha messo alla prova, ci ha sfidato. In tanti ne sono usciti turbati. Trovarsi a tu per tu con noi stessi è difficile. Lo sa bene Atreyu, protagonista de “La storia infinita”, di fronte alla prova dello specchio, una delle più ardue e pericolose.

Riescono, parole e colori, a trovare un linguaggio comune dell’amore?
In questa storia sì: l’incontro-scontro tra i colori di Giulia e le parole di Diego porterà a tracciare i codici di un nuovo linguaggio per amarsi e per amare. Ma il percorso che dovranno intraprendere i due protagonisti sarà difficile per entrambi: per Giulia, che dovrà fronteggiare per la prima volta un grande dramma accaduto nel suo passato e per Diego, che per la prima volta dovrà mettersi in gioco e prendere sulle proprie spalle una grande responsabilità. I tempi di presa di coscienza saranno diversi per l’uno e per l’altro, e gli incidenti della vita si divertiranno a seminare ostacoli.

Alessandra Paparelli

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