Spettacolo News intervista Elisa Manzini, autrice e sceneggiatrice italiana residente a Los Angeles, per parlare del suo primo lungometraggio da lei scritto e co-prodotto, “It Hits You When You Know It“, disponibile su Amazon Prime Video.
Elisa Manzini, di cosa parla il film di cui è autrice, disponibile su Amazon Prime Video?
Il film racconta la storia di 6 amici che si ritrovano in uno chalet di montagna per festeggiare il matrimonio di un’altra coppia di amici. Quello che dovrebbe essere un momento felice si trasforma in un dramma quando alcuni segreti vengono a galla.
Si è ispirata a qualche film o pièce teatrale per sviluppare lo script?
Il film e’ basato su uno testo teatrale che ho scritto quando facevo parte dell’Actors Studio ed é stato prodotto, come spettacolo teatrale, a Berlino, dalla compagnia BEDS (Berlin English Drama Society).
Qual è stato il passaggio più difficoltoso nella realizzazione di “It Hits You When You Know It”?
La corsa contro il tempo per via del basso budget. Abbiamo girato in 8 giorni, con una media di 10 pagine al giorno (un ritmo notevole soprattutto perchè nel film c’è molto dialogo). Avevamo una crew piccolissima e 7 attori che hanno vissuto nella stessa casa per dieci giorni. Per essere sicura che fossimo preparati e per ottenere quel legame d’amicizia che esprimono i personaggi, ho voluto fare delle prove con gli attori e il regista Devon Armstrong nei mesi precedenti. Ci siamo trovati diverse volte a casa mia per conoscerci meglio e per provare alcune scene del film. Gli attori si sono poi incontrati tra loro per altre prove e, quando finalmente si sono ritrovati sul set, avevano già molta familiarità con i loro colleghi e con il copione. E’ raro avere l’opportunità di provare con regista ed attori prima di arrivare sul set, sono molto grata per avere avuto questa possibilità. Siamo stati fortunati con il meteo che ci ha graziato. Dove abbiamo girato nevica spesso in quel periodo e con la neve sorgono problemi con i trasporti, ma fortunatamente abbiamo trovato bel tempo. L’altra grandissima difficoltà è stata la post-produzione. Purtroppo è stata molto lenta e ho dovuto cambiare due ingegneri del suono perché mi sono imbattuta in persone poco professionali. Alla fine abbiamo mandato l’hard drive a Parigi, dove il film è stato completato ed hanno fatto un ottimo lavoro. Come spettatore è difficile capire quanto lavoro ci sia dietro ad un film, è un percorso lungo e difficile, come produttrice ho imparato tantissimo, soprattutto dagli errori fatti.
Le differenze maggiori riscontrate rispetto al mondo dello spettacolo europeo e soprattutto italiano?
Non vivo in Italia da più di 10 anni quindi non so se e come le cose siano cambiate. Uno dei motivi per cui amo lavorare in America è che qui ci sono molte più possibilità ed il cinema è completamente slegato dalla politica. A Los Angeles poi sono tutti attori, registi, sceneggiatori, quindi è decisamente più facile mettere insieme un gruppo di persone e fare un film.
Il film si svolge in ambito casalingo, luogo in cui è possibile fruire del film e nel quale nell’ultimo anno abbiamo tutti vissuto a causa dell’attuale pandemia. Alla luce di questo anno appena trascorso, avrebbe cambiato qualcosa rispetto a quanto scritto nell’opera?
No, non cambierei nulla. Non voglio dare nessun potere artistico alla pandemia. Non voglio scrivere nulla che includa quello che abbiamo passato e stiamo ancora passando. Spero che questo periodo difficile diventi presto solo un brutto ricordo e vorrei che i miei film fossero un modo per distrarsi dalla vita di tutti i giorni.
Quali sono i progetti futuri di Elisa Manzini?
Ho appena iniziato a scrivere un thriller con Rebecca Stahl, la mia co-sceneggiatrice, su un film dell’orrore che dovrebbe uscire quest’anno. Continuo a scrivere per il teatro, che rimane il mio primo amore e i miei agenti stanno cercando un produttore per un dramma/thriller che ho completato recentemente. L’anno scorso ho avuto la fortuna di essere parte di “Future Women of TV”, un gruppo di donne, registe e sceneggiatrici, che hanno esperienza nel cinema e vogliono passare alla televisione, quindi spero in futuro di poter scrivere anche per la TV.
Davide Sica

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