Siamo nel pieno dell’estate 2020, c’è chi torna dalle vacanze, chi le progetta e chi sta ultimando la valigia per godersi le meritate ferie. Ricchi o poveri, preoccupati o sereni, gli italiani pensano che la vacanza è d’obbligo e costi quel che costi “sa da fare!”.
Il cinema italiano è stato molte volte vetrina, attraverso quel linguaggio comico e veritiero, dell’estate made in Italy. Sono tanti i film che hanno contribuito a creare una determinata immagine di estate italiana, segnando decine di generazioni, come nel caso di “Sapore di mare”, pellicola cult dei fratelli Vanzina.

“Sapore di mare” è un meraviglioso quadro dell’Italia anni ’60 in vacanza sulle spiagge della Versilia, divertente al punto giusto, seppur insaporito di una malinconia autentica ed amplificata da una meravigliosa colonna sonora. E’ l’Italia del miracolo italiano, di un’epoca che ha fatto storia, che oggi è nostalgia perché non tornerà più.
A non tornare più è quella spensieratezza, quella leggerezza e voglia di fare: il film dipinge perfettamente il periodo grazie anche ai ricordi estivi di gioventù del regista Carlo Vanzina. Negli anni ’50/’60 le vacanze si svolgevano diversamente, con periodi più lunghi, ovviamente il ceto più privilegiato si poteva permettere vacanze in luoghi irraggiungibili dalle masse.”.

Era un caldo lunedì di giugno e Carlo Vanzina mi raccontava come prese forma il progetto “Sapore di Mare” durante una vecchia intervista, che poi divenne una bellissima chiacchierata, mai pubblicata.

All’epoca la vacanza era il momento in cui, tutto quello che era la noia, la routine, veniva spazzato via per dare spazio a nuove avventure, cambiamento e miglioramento della propria vita. Ci si preparava all’arrivo delle vacanze estive pieni di aspettative e speranze ma poi tutto questo, come lo si racconta nella commedia all’italiana,  non si avverava quasi mai. Si aveva quel risultato per certi aspetti comico in cui i grandi amori si rivelavano sbagliati, dove quell’idea di una svolta di vita si rivelava una semplice illusione.”.

Fanno riflettere le sue parole e al tempo stesso sognare, sognare di vivere un’estate al sapore di mare proprio come quella raccontata nella sua pellicola del 1982.

L’idea della vacanza rimaneva sempre nell’immaginario che la tua vita potesse cambiare da un momento all’altro, ricominciare qualcosa di nuovo ed eccitante. In questi momenti dove tu sei estrapolato dalla solita realtà che ti circonda, dal tuo habitat, dal tuo ambiente, la vacanza era spazio per nuovi incontri e nuove esperienze. Io e mio fratello Enrico tutto ciò lo vivevamo con questo stato d’animo e l’esperienza vissuta in vacanza diventava poi materia per i nostri film.”.

In “Sapore di Mare” i fratelli Vanzina riescono a restituire il profumo e i sapori di quegli anni lontani e straordinari. Straordinari perché unici, carichi di buone speranze, a quei tempi si pensava che il mondo non potesse altro che migliorare. C’era fiducia nella scienza che sconfiggeva malattie e conquistava pianeti sconosciuti, i viaggi svelavano nuovi orizzonti e tutto si scopriva un po’ di più: come il sesso, le gambe delle signore con le provocanti minigonne e le musiche per i balli stretti.
I Vanzina decidono così di raccontare in chiave biografica e divertente le vacanze della loro giovinezza. Il film nasce dal racconto di storie sincere e regala emozioni forti anche per chi non ha vissuto quegli anni.

La pellicola viene raccontata con sincerità e spontaneità, attraverso i vizi e le virtù della borghesia. I giovani “poveri ma belli”, intrufolati nel mondo dei ricchi, sono i veri eroi del film. Tutto nasce dalla voglia di rimpaginare gli anni ’60, i racconti d’estate e i ricordi sfumati.

Forte dei Marmi, La Capannina, gli amori perduti, sentimenti che s’incrociano tra Napoli e Milano, spiagge stracolme, file di ombrelloni, i primi topless, i jukebox con la hit del momento, l’ingenuità con le albe di agosto, temporali estivi che sono il rumore di un tradimento. Sembra non mancare proprio nulla nella tela vanziniana, il tutto incorniciato in una Forte dei Marmi estremamente borghese di altri tempi o forse no, perché in fondo l’estate italiana si assomiglia sempre se non altro nell’immaginario estetico che l’accompagna: ombrelloni, lettini, vespini, borse di paglia e quotidiani ingialliti dal sole. Insomma “stessa spiaggia, stesso mare!” Nel film sono tanti i nomi importanti di attori ed attrici bellissime. C’è un giovanissimo Christian de Sica nel ruolo del classico figlio di papà che torna a trovare la famiglia con “il nuovo acchiappo fatto a Londra”, la bellissima Karina Huff. C’è l’esplosiva quarantenne Adriana (Virna Lisi) un po’ finta colta e dall’humor tagliente sempre pronta a offrire un whisky. Adriana non vuole arrendersi all’età, in versione signora Robinson de “Il Laureato” all’italiana mostra un notevole debole per i ragazzi più giovani e si diverte a sedurre il povero Gianni fidanzato da anni con Selvaggia (Isabella Ferrari). Jerry Calà invece è Luca, un mascalzone latin lover che in sella al suo vespino azzurro vuole limonare più ragazze possibili anche sé finirà per emozionarsi perché ha ricordato.

Invecchiato nell’episodio anni ’80 Luca ha gli occhi lucidi di fronte a Marina (Marina Suma), amore di un’estate ormai lontana, sono gli occhi lucidi di chi ricorda e la consapevolezza di una giovinezza che non tornerà più. A testimoniare la malinconia di quegli anni sono le parole in un foglietto lasciato a Marina “Questo biglietto vale per tutte le lettere che non ti ho mai scritto. A proposito sei sempre la più bella! -Luca- ” Un finale dal retrogusto amaro, nostalgico che commuove sotto le note di “Celeste Nostalgia” cantata da Cocciante, a simboleggiare i bei tempi andati e la gioventù. Eh si perché a distanza di 20 anni non è cambiata soltanto la musica ma anche loro, adesso con qualche ruga e capello bianco di troppo che come dice Marina alla sua amica “Sembrano non essere più gli stessi”.

Sara Brestolli

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