Da quando il cinema ha ritrovato il proprio orgoglio femminile, sono in costante crescita le pellicole che narrano storie al grido del girl power! Ma come è avvenuta questa metamorfosi?
C’era una volta la diva. Donne come Greta GarboRita Hayworth e Marilyn Monroe rappresentavano la bellezza eterea, irraggiungibile dall’uomo il quale poteva solo desiderarle. Proprio per questo, sul grande schermo, il ruolo della donna è stato per molto tempo connotato alla sessualità. Ipersessuale in veste di bomba sexy o asessuale in ruoli da sorella, figlia diligente e morigerata o amica del protagonista.
Negli anni ’60 e ’70 ha inizio una leggera trasformazione della figura femminile, che assume un’aura più vicina al sociale, per cui le attrici non interpretano più bellezze inarrivabili, ma donne comuni e vicine alla realtà quotidiana. Nel cinema italiano spiccano nomi di attrici con la A maiuscola, da Anna Magnani Sophia Loren. La prima più realista e, seppur meno bella, ha conquistato per la sua passione terrena che ancora oggi colpisce. La Magnani è stata la prima attrice italiana a vincere un Oscar con il film “La rosa tatuata”. La Loren, vincitrice anche lei dell’Oscar per “La ciociara”, incarna invece tutta la bellezza mediterranea, divenendo il simbolo della donna italiana nel mondo.

Spostandoci dall’Italia all’America vediamo che, con lo scorrere degli anni, nel cinema americano prende forma una nuova figura femminile incarnata da attrici del calibro di Jane Fonda – donna camaleontica, che sceglie di ribellarsi al cliché di bomba sexy per dar spazio al suo crescente attivismo politico. Nel 1971 vince un Oscar per aver interpretato una giovanissima prostituta nel film “Una squillo per l’ispettore Klute”. Sulla scia di questo evento, il girl power al cinema si fa più forte e l’emancipazione arriva ad una svolta. Anche il cinema di genere si apre all’universo femminile come mai era avvenuto prima di quel momento.

Negli anni ’70 il girl power affianca il black power con Pam Grier. Correva l’anno 1974 quando l’attrice afroamericana divenne un’icona mondiale di una serie di B movie di successo, grazie ai quali gli afroamericani potevano finalmente esprimersi e rappresentare la propria comunità e i suoi problemi. La Grier nei panni della celebre Foxy Brown fu la prima eroina donna, un personaggio dall’importanza capitale per le donne afroamericane dell’epoca. Dopo di lei tutto è cambiato, tanto da diventare una pietra miliare, continuamente omaggiata.
Negli anni ’80 si fecero avanti nuove attrici pronte a lasciare un segno indelebile nel cinema e nell’immaginario collettivo di tutto il mondo. Meryl Streep, con le sue interpretazioni carismatiche in grado di affrontare qualsiasi ruolo in qualsiasi genere cinematografico, rappresenta tuttora il punto di arrivo e il sogno di ogni attrice emergente. Forte della sua valenza nel cinema, l’attrice non ha mai nascosto il suo idealismo politico, sfociato in un memorabile discorso anti-Trump durante gli ultimi Golden Globes. Di sicuro uno dei personaggi più iconici della sua carriera è quello di Miranda Prisley ne “Il Diavolo veste Prada” (2006). Lei, Miranda, la regina della moda, l’incubo di chiunque debba averci a che fare. Geniale e diabolica, imperatrice del mondo editoriale che esercita il suo potere assoluto, divertendosi anche a tormentare i suoi collaboratori. Il personaggio di Miranda è l’incarnazione delle donne in carriera degli anni ’80/‘90, diventata a sorpresa l’interpretazione più pop di una carriera incredibile e senza pari come quella di Meryl Streep.
Restando sempre con l’attenzione puntata agli anni ’80 c’è da omaggiare un’altra grande attrice come Jodie Foster, ex bambina prodigio voluta da Martin Scorsese per interpretare la giovanissima prostituta Iris in “Taxi Driver”. Ma è con “Sotto accusa” (1988) che la Foster interpreta uno dei ruoli più toccanti della sua carriera, vincendo l’Oscar come miglior attrice. Nel film, ispirato ad una storia vera, l’attrice interpreta una giovane vittima di uno stupro. La scena in questione, di una sgradevolezza e di un realismo quasi scioccanti, è una di quelle che rimangono impresse nella mente degli spettatori.

Gli anni ’90 si aprono con film che fanno del ruolo della donna il vero fulcro narrativo, attorno al quale si sviluppano le azioni. Come non citare una delle pellicole più rosa di tutti i tempi come “Thelma & Louise”, anno 1991. E’ la storia di due donne che fuggono dalla triste routine verso la ricerca della felicità. Le donne di tutto il mondo si sono riconosciute in queste due eroine loro malgrado e si sono commosse per la forza con cui affrontano gli eventi, che diventano sempre più impossibili da gestire, sfociando in un fermo immagine finale che ha la potenza di un pugno nello stomaco, ma che simboleggia un’amicizia che non avrà mai fine. Thelma (Geena Davis) e Louise (Susan Sarandon)sono inseparabili per definizione, il duo è composto da una cameriera di un fast food e una moglie insoddisfatta, legate da una solida amicizia. Le due trasformano un piccolo viaggio insieme di pura e semplice evasione in una rocambolesca fuga verso il Messico, diventando assassine e rapinatrici nel mentre.
Altro film di rilievo è “Il silenzio degli innocenti”, in cui ancora una volta troviamo protagonista la Foster. Il film è un thriller psicologico che penetra nelle menti dei personaggi e che fa di Clarice Starling una vera e propria eroina trovandosi faccia a faccia con un uomo, Hannibal Lecter, che la farà guardare dentro se stessa per risolvere il caso.
Ma i thriller psicologici con protagoniste femminili fanno da padrone nei primi anni del nuovo decennio ed ecco che nel 1992 arriva nelle sale “Basic Instinct”con la sensualissima Sharon Stone e l’accavallamento di gambe più famoso del mondo. L’iconica attrice statunitense è Catherine Tramell, misteriosa ed enigmatica scrittrice di gialli che, con la sua carica erotica, ha sedotto non solo il detective Nick Curran (interpretato da Michael Douglas), ma gli stessi spettatori presenti in sala per diverse generazioni.
Anche Quentin Tarantino ha dimostrato di essere un abile ritrattista di donne forti e determinate grazie al suo “Kill Bill”  con protagonista Uma Thurman nel ruolo di una sposa, disposta ad uccidere chiunque si metta tra lei e Bill. Non solo è un omaggio all’attrice, ma anche un ottimo esempio di emancipazione femminile dal cliché che vuole questo genere di film interpretato solo ed esclusivamente da uomini.

Altra importantissima interpretazione quella di Julia Roberts in Erin Brokovich nel film “Erin Brockovich – Forte come la verità“: donna sempre in bolletta e con tre figli a carico, che ingaggia una battaglia contro una potente compagnia area di aver inquinato le falde acquifere e di aver provocato il cancro ai residenti della zona. Un’eroina dei nostri tempi, una Davide al femminile che combatte contro il potente Golia. Realtà storica che è anche al centro de “Il diritto di contare”, il film di Theodore Melfi sulle tre donne di colore che hanno avuto un ruolo fondamentale alla Nasa nella corsa allo spazio.

L’industria cinematografica con il tempo ha iniziato a capire che i film rivolti ad un pubblico femminile facevano guadagnare ottimi incassi e si è cercato di mettere in evidenza nelle pellicole un ruolo della donna di forte interesse ed impatto. Pensiamo a Lara Croft, Wonder Woman o anche alla saga di “Twilight“, che ha coinvolto equamente un pubblico sia maschile che femminile. Poi ci sono le eroine della fantasia in grado di combattere gli zombi come Alice Abermathy interpretata da Milla Jovovich in “Resident Evil” o quelle capaci di partecipare a crudeli giochi di sopravvivenza come Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence) in “Hunger Games“, per contrastare i poteri forti nei confronti della popolazione.

Reali o immaginarie, le donne al cinema hanno rappresentato – e rappresentato tuttora – la vera forza con cui possiamo tutti evadere dalla realtà, quella della cronaca nera che ci riporta, purtroppo troppo spesso, a casi in cui è la donna a soccombere alla violenza e alla crudeltà dell’uomo.
Al cinema non sempre è stato così e così non dovrebbe essere nemmeno nella vita vera.

Sara Brestolli

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