Cinema e pittura un connubio affiatato da sempre. Due mondi che spesso si sono fusi tra loro creando straordinarie sinergie. Nel corso del tempo queste due forme di espressione visiva hanno intrecciato i loro percorsi, costruendo relazioni all’insegna di uno scambio reciproco di emozioni e di interazione. Un legame che con gli anni si è mostrato di forte dipendenza.
Il cinema infatti avrebbe unito in sintesi le arti dello spazio e del tempo, tanto da essere individuato anche come la “settima arte”. Nel XX secolo diversi artisti hanno dimostrato notevole interesse per il mondo cinematografico e vi si sono avvicinati per coglierne l’essenza caratterizzante come nel caso di Andy Warhol e della sua pop-art ispirata alle icone del cinema degli anni ’50: da Audrey Hepburn Marylin Monroe. Il suo quadro di Marylin è considerato uno dei pezzi più influenti nel mondo dell’arte moderna. Viceversa per i cineoperatori, che hanno subito il fascino dell’arte portando sul set la biografia dei grandi artisti o rielaborando in video le immagini provenienti da celebri opere.

Andiamo a scoprire alcune pellicole ispirate al mondo dell’arte, esplorando le varie forme ed alcuni aspetti riportati nel tempo sul grande schermo.

Iniziamo dal più recente film “Volevo nascondermi” (2020), un biopic sulla vita del pittore Antonio Ligabue che amava dipingere tigri, gorilla e giaguari tra boschi di pioppi. Sin da bambino, Ligabue trovò nella pittura una forma di riscatto da un’infanzia e da un’adolescenza difficili, dall’emarginazione, dall’abbandono della madre che – quando era molto piccolo – lo affidò ad una coppia svizzera. A portare in scena la figura del pittore naif uno straordinario Elio Germano, un vero talento che, per questa interpretazione, ha vinto l’orso d’argento come miglior attore durante l’ultima edizione del Festival di Berlino.

Il cinema italiano ha espresso spesso forte interesse nei confronti dell’arte, citandola in molti film di vario genere: dal biografico al drammatico, fino al comico. Come non ricordare l’episodio di “Vacanze intelligenti” con Alberto Sordi ed Anna Longhi, film corale di “Dove vai in vacanza?”(1978). Lo sketch prende di mira l’arte contemporanea, attraverso la straordinarietà comica e dissacrante dell’Albertone nazionale! Sordi riesce ad ironizzare, con classe e grande maestria, la Biennale d’arte di Venezia, che aveva consacrato in quegli anni le correnti neoastrattiste e iperrealiste, troppo lontane però, dal gusto dell’italiano medio. L’attore e regista romano dunque, si diverte nel prendere in giro tutto l’impianto culturale di quell’Italia, vestendo i panni di Remo, un fruttivendolo romano in vacanza in laguna insieme all’ingombrante moglie (Anna Longhi). Tra vacanze snob, diete, tombe etrusche e Biennale, il film è una satira nei confronti della classe intellettuale ed il miglior risultato del Sordi autore.

Nel 2013 è la volta di Giuseppe Tornatore con “La Migliore offerta”. Il film nasce come una metafora che circonda il mondo dell’arte, ma che si estende alle relazioni umane, alla falsità, al gioco e al raggiro.
Virgil Oldman (Geoffrey Rush) è un eccentrico sessantenne e apprezzato battitore d’asta di grande professionalità. L’uomo ha una forte passione per l’arte e per il restauro, trascorre la propria vita in solitudine, una vita tanto lussuosa quanto solitaria. Non ha mai avuto una donna al suo fianco ad eccezione di quelle ritratte nei quadri ed in particolare di quelle facenti parte della sua collezione, gelosamente custodita in una stanza segreta della sua casa. Fino a quando riceve un incarico telefonico da una giovane erede di una ricca famiglia. La ragazza, lo contatta per fare una valutazione degli oggetti preziosi che arredano la sua villa e di cui vuole liberarsi. L’incontro tra i due avviene in vista della vendita del patrimonio artistico contenuto nell’antico palazzo ereditato da lei. Ha inizio così un gioco intrigante, che si potrebbe chiamare passione o liberazione.
Un altro regista che ha spesso preso in considerazione il connubio cinema e pittura è Julian Schnabel che, nel 1996, convinse il pubblico con il film “Basquiat”. Schanabel era grande amico del pittore Jean-Michel Basquiat, morto per overdose di eroina otto anni prima della realizzazione del film. Un omaggio e una riflessione etica sul genio e sull’autodistruzione di Basquiat, che da senzatetto graffittaro si afferma uno degli artisti più cool della Manhattan anni ’80. Il film è animato da un cast stellare, che va da David Bowie nei panni di Andy Warhol a Courtney Love (nei panni insoliti di Madonna – ex amante di Jean-Michel).
Lo scorso anno Schnabel ha realizzato anche un film su Vincent Van Gogh, ma il risultato non ha ottenuto lo stesso successo dell’opera prima del ’96. “Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità”, uscito nel 2019,  gode di una delle migliori interpretazioni di Willem Dafoe, che ripercorrere la vita del celebre pittore olandese. Dal suo periodo parigino, in cui viene a contatto con la corrente impressionista, fino ad Arles, luogo di gioie, dolori e sofferenza, come la forte crisi dopo la partenza dell’amico Paul Gaugauin.


Malgrado i film sulle storie dei pittori siano molti, quelli pienamente riusciti sono relativamente pochi. Sicuramente uno dei più apprezzati è “Turner” (2015), grazie anche ad una gigantesca interpretazione di Timothy Spall, vincitore della Palma d’Oro a Cannes.
Il film di Mike Leigh ricostruisce il genio creativo di William Turner, il più grande pittore inglese di tutti i tempi. Turner spesso descritto come un eccentrico dal brutto carattere, creò opere d’arte straordinarie, dipingendo paesaggi di luce molti anni prima dell’arrivo degli Impressionisti. Nel film vengono ripercorsi gli ultimi 20 anni di vita del pittore romantico: dalla relazione turbolenta col padre a quella puramente sessuale con una domestica, fino alla scoperta dell’amore per una locandiera.
Restando sempre sul tema cinema e arte ma spostando l’attenzione sull’universo femminile, sono due le pellicole di maggiore spicco: “Frida” e “La ragazza con l’orecchino di perla”. La prima è un biopic del 2002 sulla tormentata vita dell’artista Frida Kahlo. Nell’opera si racconta la vita di Frida, dal terribile incidente all’età di 18 anni che l’ha costretta ad oltre 30 operazioni chirurgiche, al matrimonio appassionato ma burrascoso con il collega Diego Rivera. Tanti tasselli importanti della vita della Kahlo, interpretati da una straordinaria  Salma Hayek che ha voluto fortemente questo film, tanto da produrlo.
La storia dell’icona surrealista è rivisitata dalla regista americana Julie Taymor che, attraverso molte delle sue opere-chiave, cerca di soffermarsi sul processo creativo della straordinaria Kahlo. La Hayek anima le opere sullo schermo in modo sorprendente e cerca di fonderle con la realtà dell’artista, famosa per considerare l’arte come la sua principale via di fuga dall’angoscia del quotidiano.

Il secondo, “La ragazza con l’orecchino di perla”, per la regia di Peter Webber, è tratto dal romanzo cult di Tracy Chevalier. Il film – ambientato nell’Olanda del XVII secolo – ci racconta la vita del grande pittore fiammingo Johannes Vermeer (Colin Firth) e della giovane Griet (Scarlett Johansson), che si trova a prestare servizio nella casa del maestro.
La donna diventa la musa del suo dipinto più famoso: “Ragazza col turbante”, meglio conosciuto come “Ragazza con l’orecchino di perla”.
La pellicola ci mostra la reciproca ammirazione tra l’artista e la giovane donna: lui vorrebbe immortalare la graziosa bellezza di Griet, mentre lei è incuriosita dal lavoro e dalle tecniche di Vermeer, per un rapporto che diventa sempre più intimo, che finirà poi con l’ira della moglie del pittore che scopre il legame tra i due e il fatto che l’orecchino di perla dato a Griet per il dipinto fosse il suo. E’ sorprendente di quanto Scarlett Johansson sia così incredibilmente somigliante alla ragazza del quadro, della quale riesce a catturare la fragile sensualità e caricare la sua figura di un innocente erotismo. Ma “quando sorride il suo viso è come una finestra spalancata.”.

Sara Brestolli

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