Ha solo 17 anni e le idee molto chiare Edoardo Pagliai. L’attore fiorentino lo ha fatto ben capire durante la nostra chiacchierata telefonica, dimostrando sicurezza e determinazione nel perseguire ciò che gli piace e che lo rende felice. Dal 5 settembre è al cinema con il film “Mio fratello rincorre i dinosauri” insieme ad Alessandro Gassmann e Isabella Ragonese. A breve Edoardo Pagliai sarà impegnato nelle riprese della serie “Gli orologi del diavolo“, diretta da Alessandro Angelini, di cui rivela di aver letto il copione e di esserne già entusiasta. La sua storia d’amore con la recitazione inizia però molto prima. Scopriamolo meglio.

In questi giorni sei al cinema con “Mio fratello rincorre i dinosauri” di Stefano Cipani. Che significato ha avuto per te recitare in un film con un tema così importante e delicato, come quello legato alla sindrome di down?
La diversità è spesso intesa con un’accezione negativa, mentre per me rappresenta un’occasione per arricchirsi e crescere. Questo è ancora più vero per un attore, che si ritrova ogni volta a confrontarsi con realtà e situazioni diverse. Inoltre sul set si è creata subito la giusta armonia e il giusto spirito di squadra, essendo quasi tutti giovani, a partire dal regista e dallo sceneggiatore. Ci sentiamo e vediamo tuttora e questa complicità ha reso tutto più semplice, ovviamente.

Recentemente sei stato anche protagonista di fiction e serie Tv, tra cui “L’amore, il sole e le altre stelle”. Com’è passare dal cinema al piccolo schermo e viceversa? Che differenze hai riscontrato e quale mondo preferisci fra i due?
Sicuramente i tempi della Tv sono più veloci rispetto a quelli del cinema. Dunque per noi attori è importante imparare a organizzare e gestire il tempo nel migliore dei modi. E poi la magia del cinema è ineguagliabile. Tuttavia, i due mondi si stanno avvicinando sempre di più e molti grandi attori lavorano sia nel cinema che in televisione. Diciamo che non c’è una vera e propria preferenza.

La tua formazione artistica vanta, tra le altre cose, un workshop con Sergio Rubini e uno stage con Giovanni Veronesi. Com’è stato rapportarsi con artisti di questo calibro? Che cosa ne hai tratto?
In generale sono una persona molto timida e ho bisogno di tempo per sentirmi a mio agio, ma oltre ad essere dei grandi registi, sono anche delle splendide persone. Dopo poche ore si era già creato un ambiente di lavoro sereno e confortevole. Con loro ho appreso e scoperto l’arte dell’improvvisazione e ne sono rimasto affascinato. Se ci sono delle scene che non funzionano, una buona improvvisazione può salvare la situazione e ribaltare tutto.

Hai tante passioni, dal nuoto alla scherma, dal pianoforte alla chitarra. Come e quando hai capito che quella della recitazione sarebbe stata la tua strada? C’è stato un episodio in particolare che ti ha aiutato nella scelta?
È da quando avevo 5-6 anni che dico di voler fare l’attore. Ho sempre chiesto a mia madre di accompagnarmi alle audizioni. Nel 2014 si è presentata la possibilità di partecipare ad un provino vicino casa, in Versilia, e sono riuscito a convincerla. Si trattava del film “Short Skin” di Duccio Chiarini e alla fine sono stato preso per una sola scena, ma da lì è iniziato tutto.

I tuoi genitori ti hanno sempre supportato?
I miei genitori mi sostengono e aiutano nel mio percorso da sempre, però non ti nascondo che preferirebbero facessi altro, un lavoro più sicuro rispetto a quello dell’attore. In particolare mia madre sogna che diventi un architetto, ma non per questo non mi è vicina. È lei che mi accompagna nei vari spostamenti tra Firenze e Roma.

Il personaggio interpretato fino ad ora a cui ti senti più legato?
Sicuramente Scar in “Mio fratello rincorre i dinosauri”. È molto diverso da me e, proprio per questo, interpretarlo è stato interessante ed esaltante. Certo, non è stato facile, ma credo che il bello dell’attore sia anche immedesimarsi in personaggi così lontani dal proprio essere. Devo dire che mi sono divertito molto anche nell’interpretare Michele nella serie Tv “In Treatment 3”, in cui ero il figlio di Sergio Castellitto e Tommaso nel film “L’Universale”.

Per via del tuo lavoro sei spesso in viaggio. Come riesci a far combaciare gli impegni professionali con quelli scolastici?
Per ora ci riesco abbastanza bene, anche a ritagliarmi del tempo libero per gli hobby. Ho appena iniziato il quarto anno di liceo linguistico in un istituto privato e, avendo orari più flessibili, ho la possibilità di non restare indietro con i programmi, anche non frequentando sempre. L’istruzione è importante, ti rende completo e non voglio trascurarla.

Sei giovanissimo e con alle spalle già diverse esperienze. Cosa ti aspetti dal futuro? Quali sono i tuoi sogni da realizzare?
Parlo spesso con i miei genitori dell’idea di trasferirmi a Roma per studiare recitazione una volta finito il liceo. Voglio dedicarmi completamente alla mia passione e Roma è la città del cinema e della televisione per eccellenza. Mi auguro di continuare a lavorare in questo settore e di acquisire sempre più esperienza e professionalità che mi permettano di crescere e migliorare.

Gerarda Servodidio

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