Benvenuti nel futuro, verrebbe da dire: al MAXXI di Roma lo scorso 16 novembre è stato presentato “Senza tenere premuto”, il primo cortometraggio girato esclusivamente in Instagram Stories. Un progetto tutto italiano diretto da Paolo Strippoli e prodotto da Guglielmo D’Avanzo, Francesca Andriani e Carlotta Galleni, con protagonisti Chiara Vinci, Chiara Aquaro, Ladislao Liverani e Daniele Mariani.

Il titolo del cortometraggio si ispira alla modalità di Instagram che permette di registrare video senza mani e, quindi, senza tenere premuto il tasto al centro dello schermo. Le storie ruotano intorno a Chiara Mancuso, una studentessa di 23 anni che ama condividere la sua quotidianità su Instagram come tutti i suoi coetanei. Non fa eccezione il racconto di un venerdì sera trascorso in un locale, tra risate e divertimento, fino a quando un avvenimento non capovolge gli eventi: Chiara perde il telefono, che verrà utilizzato da qualcun altro per seguirla e spiarla e pubblicare il tutto sul profilo stesso della malcapitata.

“Senza tenere premuto” esplora il paradosso, il rovescio della medaglia dell’era digitale in cui viviamo oggi. Apparire è la chiave di tutto, mostrare agli altri la migliore versione di se stessi è l’unica cosa che conta, ma quando non si ha più il controllo delle proprie azioni ci si ritrova a dover fare i conti con la realtà, quella vera, che non è così facile come postare una foto o un video. Noi di Spettacolo News abbiamo intervistato Ladislao Liverani, uno degli interpreti del cortometraggio nonché volto già noto del piccolo schermo grazie al ruolo come assistente di Barbara Palombelli nel programma “Forum”. È insieme a lui che abbiamo cercato di capire meglio cosa si cela dietro questo cortometraggio dal sapore horror.

Ladislao Liverani

“Senza tenere premuto” è il primo cortometraggio girato attraverso delle storie Instagram. Come nasce questo ambizioso progetto?
Il progetto nasce da un’idea del regista e sceneggiatore, Paolo Strippoli, che tempo fa è tornato al Centro Sperimentale di Cinematografia, dove si è diplomato per seguire una lezione di Storia del Cinema. Mentre guardava un vecchio film di De Santis, ha notato che gran parte dei nuovi allievi sfogliavano in continuazione e di nascosto le storie Instagram sulla loro bacheca. Lì ha capito che una narrazione classica difficilmente può esercitare lo stesso fascino di quelle immagini così veloci e colorate su un ragazzo nato a cavallo del duemila e non solo, sia pure uno studente di cinema. Così ha pensato che quelle immagini rapide potessero diventare un nuovo linguaggio narrativo. Quindi una mattina d’estate, mentre erano tutti al mare, il regista, l’altro sceneggiatore (Salvatore De Chirico) e i produttori (Guglielmo D’avanzo, Francesca Andriani e Carlotta Galleni) hanno cominciato a immaginare una storia da raccontare in quel modo. E ci sono riusciti: hanno dato un ritmo, una sequenza cinematografica con un inizio, uno svolgimento e una fine alle Instagram Stories. Ci sono persone che appena sveglie prendono il telefono in mano e iniziano a navigare su Instagram dalla mattina fino a sera completando, diciamo, il loro film giornaliero. Questa è la casualità e loro vi hanno dato un ordine, una regia.

Quando ti è stato proposto di prendere parte a questo progetto cosa hai pensato?
Sono stato entusiasta e scettico allo stesso tempo, perché poteva essere un completo flop oppure una grande opportunità per spianare la strada a qualcosa di nuovo. D’altronde maggiore è il rischio che si corre, maggiore è la reazione. É comunque un progetto che va a scardinare l’ordine del cinema. Oggi ti dico di essere contento ed orgoglioso di farne parte. Ho costruito il mio personaggio insieme al regista e ai produttori: essendo totalmente diverso da me, è stato divertente ma anche difficile interpretarlo e capirete il perché…

Che aspettative ci sono in termini di ricezione da parte del pubblico e della critica?
ll target a cui puntiamo non sarà solo quello dei millennial, ma cercheremo di arrivare anche a coloro che non hanno la dimestichezza con le nuove forme di comunicazione e le app. La critica si è espressa dividendosi tra coloro che hanno trovato il progetto geniale e nuovo e coloro che ne sono rimasti colpiti, ma non lo definiscono cinema a 360gradi.

C’è già l’idea di portare il cortometraggio all’estero?
Ad oggi il regista e lo sceneggiatore stanno lavorando per realizzare una serie tv con respiro internazionale, dove in ciascun episodio verrà esplorata una diversa funzionalità o App del telefono.

I social network sono diventati un luogo in cui costruire la propria identità, a volte fittizia e irreale. Si modella l’immagine di se stessi, quella che vogliamo condividere con gli altri. Quanto è rischioso secondo te questo estraniamento, specialmente se ad un certo punto se ne perde il controllo?
Questa domanda racchiude esattamente l’essenza del cortometraggio (sorride, ndr). Da questo punto di vista posso dire di essere quasi terrorizzato da Instagram. C’è il rischio di estraniarsi totalmente, di credere a ciò che in realtà non esiste. Tempo fa mi è capitato di leggere un articolo sull’uso attivo e passivo dei social network, ecco, io mi reputo più spettatore che attore sui social: preferisco fare l’attore nella vita vera.

Tu che rapporto hai con i social?
Ricollegandomi alla risposta precedente, mi ritengo un utente passivo quando si tratta di pubblicare la mia quotidianità. Tendo maggiormente a comunicare il mio lavoro e i miei hobby. C’è anche da dire che appartengo alla generazione dei walkman, delle videocassette e di lì a pochi anni è esplosa l’era digitale. La mia è una generazione a cavallo tra il digitale e l’analogico ed è difficile trovare il giusto compromesso.

Perché dovremmo guardare “Senza tenere premuto”?
La domanda è… Perché no? Passiamo intere giornate su Instagram, perché non guardare questo corto di 13 minuti? E poi nulla è come sembra… ci sarà un epilogo a dir poco sorprendente!

Gerarda Servodidio

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