L’8 novembre scorso è uscito in Italia il film “Everybody Knows (Tutti lo sanno)“, diretto dal regista iraniano Asghar Farhadi e interpretato dagli attori Penélope Cruz, Javier Bardem e Ricardo Darín. In questo filmFarhadi, rimane fedele al suo universo e ai suoi particolari temi (il sospetto, la colpa, le crepe familiari), creando un evento improvviso e inaspettato nella trama che rivela alla fine a tutti i protagonisti le proprie debolezze e i non detti.
I protagonisti di Farhadi vengono giudicati sulla base dei propri criteri personali e nei suoi racconti morali tutti hanno torto e allo stesso tempo ragione. Asghar Farhadi, grande esperto nella creazione di situazioni complicate che entrano nelle più profonde e oscure vicissitudini famigliari, questa volta si trasferisce in Spagna e più precisamente a nord di Madrid. “Tutti lo sanno” racconta la storia di Laura, che ritorna nel Paese della sua infanzia per partecipare al matrimonio della sorella. Laura è sposata e ha due figli ma non è felice. La protagonista ritrova Paco, amico della giovinezza e compagno per una stagione, ma la gioia lascia improvvisamente il posto alla disperazione.

La figlia di Laura viene rapita.

Un evento che fa cadere le maschere in famiglia e in piazza dove “tutti lo sanno”. Dopo aver diretto il film francese “Le passé (il Passato)” del 2013, Farhadi è tornato a girare in patria per proporre una vicenda in cui azione teatrale e quotidianità finiscono con il ritrovarsi in una specularità significante. Ne “Il Cliente” Farhadi ha creato un momento di svolta nella dimensione sociale e ha parlato di un divario culturale tra il pensiero tradizionale e la società moderna, attraverso le vicende familiari dei suoi protagonisti.
“Il cliente” narra le vicende legate a Emad e Rana, una coppia molto affiatata, ma nella loro vita irrompe l’atto violento che ne modifica profondamente le coordinate esistenziali. Se nella donna si manifesta come un senso di instabilità e di paura, nel marito si fa strada un desiderio di fare giustizia misto ad un senso di onore perduto. Il film ha vinto un riconoscimento ai Premi Oscar, è stato premiato al Festival di Cannes (per la sceneggiatura e l’interprete maschile), ha ottenuto una candidatura a Golden Globes e una candidatura a BAFTA.
Il primo grande successo internazionale di Farhadi è avvenuto senz’altro con il film “Jodaeiye Nader az Simin (Una separazione)” del 2011, dove Farhadi conferma le doti di narratore già manifestate con “About Elly”. “Una separazione” raconta la storia di una coppia che vuole separarsi, ma una serie di eventi li mette a confronto. I protagonisti sono messi alla prova della verità e come sempre tutti hanno ragione e tutti hanno torto.


Il film con la sua incredibile modernità di scrittura e composizione crea una serie di relazioni parallele che illustrano scottanti realtà locali, ma nello stesso tempo esprimono emergenze sociali universali. Il film ha ottenuto due candidature e vinto un Premio Oscar (per miglior film in lingua straniera), una candidatura ai Nastri d’Argento, ha vinto un premio ai David di Donatello, è stato premiato al Festival di Berlino, ha vinto un premio ai Golden Globes, una candidatura a BAFTA, ha vinto un premio ai Cesar e ha vinto un premio ai NYFCCA.
Ma un punto di svolta nella carriera artistica del regista è senza dubbio “Darbareye Elly (About Elly)” del 2009, l’ultima interpretazione della famosissima attrice Golshifteh Farahani nel cinema iraniano prima di abbandonare il paese.
Il film racconta la storia di un gruppo di amici che parte per un viaggio di piacere al nord e sulle coste del mar Caspio. Tutto sembra andare per il meglio, finché sparisce la dolce e silenziosa Elly e il mistero avvolge la sua scomparsa, forse mentre faceva volare un aquilone ha visto uno dei piccoli in pericolo fra le onde o forse è andata via, in fondo voleva partire prima, qualcosa la turbava… Ma perché il suo cellulare si trova nella borsa di un’altra ragazza del gruppo? Qui riemergono gli elementi principali dei film di Farhadi: accuse, sospetti, insofferenze, incapacità di comprendersi che si rimpallano dall’uno all’altro.
Sono sorprendenti le sottigliezze di regia di Farhadi nel creare spiazzamento e disagio nello spettatore con le sue inquadrature e movimenti di scena molto teatrali. Non esiste mai una parte musicale, la vera e propria colonna sonora del film è il rumore delle onde marine. Lo stile di ripresa è molto dinamico e pieno di sottolineature non didascaliche, ma ciò che più conta è la descrizione di una fascia generazionale decisamente differente rispetto all’immagine che i media ci offrono dell’Iran. Qui si inserisce la critica sociale di Fahradi, che intende mostrare una generazione che vive ancora fra le contraddizioni esistenti tra lo stile di vita moderno e il pensiero tradizionale, in una sorta di confusione culturale.

Hadi Farahmand

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