Il filo nascosto” (Phantom Thread) è arrivato nelle sale cinematografiche italiane lo scorso 22 febbraio e sarà presente alla notte degli Oscar con 6 nomination.
Elegante e sconvolgente, la pellicola scritta e diretta da Paul Thomas Anderson non lascia indifferenti. La trama ruota intorno a Reynolds Woodcock, rinomato stilista nella Londra degli anni ’50, che veste reali, dive e ricche ereditiere. Scapolo convinto, Mr. Woodcock si dedica anima e corpo alla sua casa di moda, gestita insieme alla sorella Cyril. Accoglie solo occasionalmente donne nella sua vita, fatta di lavoro e routine, ma solo per del tempo limitato; le cose però cambiano quando incontra la cameriera Alma Elson.
Se inizialmente la ragazza sembra una delle sue tante periodiche conquiste, ben presto il rapporto dei due diventa qualcosa di ben più profondo, ma anche dalle tinte fosche, soprattutto grazie alla caparbietà e all’ostinazione di Alma. Ad interpretare i personaggi principali troviamo una triade di attori di comprovata esperienza: Lesley Manville, Vicky Krieps e, alla sua ultima prova (ha annunciato il ritiro ufficiale dalle scene lo scorso giugno) Daniel Day-Lewis che, dopo 10 anni, torna ad essere diretto dal regista californiano, come era già accaduto con “Il Petroliere”.
Al centro della storia sono preponderanti i vari rapporti di potere e allo stesso tempo di dipendenza che i personaggi hanno tra di loro: Cyril e Reynolds non possono fare a meno l’una dell’altro, in un attaccamento al limite del morboso, allo stesso modo Alma, dal momento in cui si innamora di lui, non può prescindere da Reynolds, che sembra volere tenere in pugno la ragazza, ma a cui è attaccato ed è disposto a tutto, persino a rendersi inerme, pur di non perderla.
Così “come si può cucire quasi ogni cosa della stoffa del soprabito”, in ogni persona sono tante le cose che non si possono mostrare e come pezzi di stoffa gli uomini sono cuciti agli altri, a formare un vestito tenuto insieme da chissà quale filo. Ciascuno ha bisogno di controllare a modo suo l’altro in questo dramma, il cui profondo filo nascosto si rivela (forse) solo giunti alla fine. Fine sorprendente e allucinante, davanti alla quale lo spettatore non può fare a meno di rimanere estraniato, spaesato, incredulo come davanti a una visione onirica, perché tutto si rivela diverso da quel che era immaginato fino a poco tempo prima.


Il film è in una parola eleganza e Paul Thomas Anderson riesce a restituire paradossalmente questa eleganza alla follia; attraverso i suoi bravissimi interpreti, i personaggi rimangono inquadrati e posati anche durante i gesti più insensati. Un altro cardine del racconto è il rapporto che il protagonista ha con la sua defunta madre. L’ anima può restare legata stretta a qualcuno anche dopo la sua morte e nella vita di Woodcock la madre rimane una figura costante. Si ha l’impressione che non solo al figlio manchi, come è ovvio, ma che non sia mai riuscito a superare totalmente il lutto: pensa costantemente a lei, porta cucita all’interno della giacca una sua ciocca di capelli, nel delirio del malessere la vede fisicamente. Forse il suo non accettare nessuna compagna, nell’essere addirittura insoddisfatto e irritato dai comportamenti delle donne che non siano la sorella, è la dimostrazione più lampante della ferita per la perdita della persona a lui più cara non mai rimarginata. E forse l’assurdo desiderio di volersi ridurre a essere indifeso, non autosufficiente, simile a un bambino, ha un senso. Reynolds ama davvero e profondamente Alma, quando ella assume le sembianze di una figura materna, di una protettrice e lui quella di un fanciullo che ha bisogno di essere accudito. La notevole colonna sonora è stata composta dal chitarrista dei Radiohead, Jonny Grenwood alla sua quarta collaborazione con il regista dopo “Il petroliere” ,”The Master” e “Vizio di forma”. Accompagna le immagini dall’inizio alla fine, in un climax che ben si adatta a quello del film: libera e ariosa in apertura, sempre più cupa man mano che ci si avvicina alla conclusione. “Il filo nascosto” è candidato a ben 6 Premi Oscar: Miglior film, Miglior regista (Paul Thomas Anderson), Migliore attore (Daniel Day-Lewis), Miglior attrice non protagonista (Lesley Manville), Migliori costumi (Mark Bridges) e Migliore colonna sonora (Jonny Greenwood).
La pellicola dimostra senza dubbio le grandi doti di autore del regista, che aveva già regalato al cinema storie a buon titolo molto acclamate. Se questo sia il suo miglior prodotto è difficile stabilirlo, sicuramente “Il filo nascosto” è un film intimo che vuole essere ammirato, che non si fa remore a mostrare l’abbietto accanto al bello nel rapporto di coppia; un’opera che scorre lenta, che va osservata senza fretta e che magari merita anche una seconda visione. Un lavoro che è fuori dal tempo e dallo spazio, per il suo equilibrio e la sua compostezza, serafico nella forma e irrequieto nella sostanza. Se tutto ciò sia un bene o un male è il singolo osservatore che deve deciderlo.

Floriana Durante

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *