Grande schermo, piccolo schermo, palcoscenicocarta stampata e macchina da presaGiorgia Wurth, nota alla maggior parte del pubblico come attrice, è dotata di una poliedricità eccezionale, che le ha permesso di spaziare e affermarsi in tanti ambiti artistici diversi. In questi giorni si trova dietro il tavolo della giuria in occasione del Genova Film Festival, manifestazione in cui valuterà i cortometraggi di tanti giovani autori e registi italiani, ma presenterà anche la sua prima opera da regista.
Tra gli impegni lavorativi e quelli da mamma di due splendidi gemelli, noi di Spettacolo News siamo riusciti ad intervistare Giorgia Wurth, che ci ha raccontato un po’ il suo ruolo, a cavallo tra davanti e dietro la telecamera, ma anche molto altro…

Giorgia, il pubblico ti conosce principalmente come attrice di teatro, cinema e televisione, ma hai avuto molto successo anche come scrittrice dei romanzi “Tutta da rifare” e “L’accarezzatrice”. Di recente hai esordito in veste di regista dirigendo il documentario “Salvatrice – Sandra Milo si racconta”.
Com’è stato lavorare dall’altra parte della telecamera dopo anni passati davanti all’obiettivo?
Bellissimo, direi liberatorio. Io non ho mai pensato di fare l’attrice per tutta la vita e quindi adesso comincio in modo naturale ad avere voglia di sperimentare tutto quello che c’è dietro la telecamera, ma anche dietro il palco. Ho sempre avuto questa grande curiosità, infatti su tutti i set facevo sempre tante domande al direttore della fotografia, ai macchinisti…
In “Salvatrice” ad esempio sono in video nei panni di questa giovane donna che guida nel viaggio verso Sandra e dentro al suo mondo, però volevo essere inquadrata il meno possibile.
Invece non vedo l’ora di fare la regia del mio primo film proprio per poter decidere tante cose e fare i provini, per una volta sono io che scelgo e non devo sempre essere scelta o scartata.

Quindi ti emoziona l’idea di essere tu a scegliere e giudicare?
Penso che se dovessi essere dall’altra parte e dovessi giudicare qualcuno, lo farei con grandissimo rispetto e con tutta quella sensibilità che ho essendo stata sempre giudicata, anche perché conosco tutto l’impegno che c’è dietro un provino. La prenderei come la cosa più importante e seria al mondo.
Adesso per esempio sono in giuria al Genova Film Festival, dove ci sono dei corti meravigliosi, uno più bello dell’altro, e io prendo molto seriamente questo compito perché so tutto il lavoro che sta alle spalle di un cortometraggio. Bisogna trovare il budget, trovare gli amici che ti sostengono, scriverlo, ci vogliono anche degli anni prima di riuscire a completare un cortometraggio di pochi minuti.

Partendo proprio dalle origini del documentario “Salvatrice”, tu e Sandra Milo vi siete conosciute durante la tournée teatrale dello spettacolo “100 metri quadri” o avevate già lavorato insieme in passato?
In realtà c’è un precedente molto lontano. Sandra negli anni ’80 presentava il programma per bambini “Piccoli Fans” e io vi ero stata ospite con la mia classe delle elementari. Poi, come un cerchio che si chiude, ci siamo ritrovate a fare questa tournée insieme, uno spettacolo molto bello dove in scena c’eravamo solo io e lei e quindi abbiamo avuto modo di conoscerci veramente bene. Tra me e Sandra è nato un rapporto molto forte, è come se facesse parte della mia famiglia e anche per questo lei poi si è fidata e si è affidata a me per il documentario.

Da questo bel legame com’è nata poi l’idea di raccontare la sua vita?
È nata perché Sandra è un personaggio molto popolare, tutti la conosciamo, ma pochi hanno la possibilità di conoscere davvero com’è. Io questa possibilità l’ho avuta ed è stato bellissimo. È come se la vita mi avesse fatto un regalo e allora ho pensato di condividerlo con le altre persone, soprattutto con i giovani. Sandra ha quasi 86 anni ed è un inno alla vita, è una donna che non è mai malinconica, è sempre presente, è sempre gioiosa e ha questa grande capacità di far sentire chiunque abbia davanti in un certo momento come la persona più importante del mondo. Sul set la troupe era giovanissima, ma la più giovane di tutti era sempre Sandra, con il suo spirito e con la sua freschezza, infatti erano tutti innamorati di lei.

A febbraio hai presentato il tuo documentario insieme a Sandra Milo all’Università IULM dove ti sei laureata, ora lo farai al Genova Film Festival, l’evento cinematografico più importante della città in cui sei nata.
Come ci si sente a presentare qualcosa di tuo e molto importante che hai realizzato, in dei luoghi a te così cari che hai conosciuto e in cui hai vissuto?
È stata un’emozione tornare nell’Università in cui mi sono laureata, ed è un’emozione tornare nella mia città.
A volte non ci credo. Io sono una che non è mai soddisfatta, ma tutto quello che faccio, lo faccio sempre e solo con le mie forze.
Quando lavori come attrice, sul set tutto è un lavoro di squadra e ci sono tantissime persone. Invece nella scrittura oppure in questo piccolo film che ho realizzato, ho fatto tutto io: l’ho pensato l’ho scritto, l’ho diretto, sono stata il fil rouge di questo viaggio di Sandra e poi, anche se non l’ho montato fisicamente io, sono stata comunque mesi al montaggio. È veramente un figlio e così anche il libro. Sono qualcosa di tuo, sono figli che partoriscono dalla tua testa, dalla tua pancia e dal tuo cuore, perciò tornare in questi posti per mostrarli è un’emozione bellissima.

Facendo una panoramica sulla tua carriera, dopo la laurea in Scienze e Tecnologie della Comunicazione cosa ti ha spinto a intraprendere la strada dell’attrice? E cosa poi ti ha portato a scrivere romanzi e a dirigere un documentario? Sono passioni che avevi fin da ragazzina o si sono sviluppate con gli anni?
La passione per la scrittura ce l’ho da quando ho imparato a farlo a scuola e ho sempre scritto. Come attrice, quando ero piccola facevo le recite in casa, poi mi è passata. Ho avuto una fase in cui volevo fare la giornalista, ho collaborato con dei quotidiani e fatto l’inviata per le tv locali. Ho iniziato a frequentare l’accademia di teatro quando mi sono trasferita a Roma dove lavoravo come annunciatrice. Avevo tanto tempo libero, così mi sono iscritta ad una scuola di teatro e da lì poi è partito tutto.

Da lunedì 10 dicembre invece ti vedremo presentare su La5 il nuovo talent show “iBand”…
Come conduttrice ho fatto parecchie cose alcuni anni fa e adesso avevo proprio di nuovo voglia di presentare qualcosa. È successo un po’ per caso: quest’estate ho girato un film in Ciociaria, con i produttori ci siamo trovati molto bene e così, forse anche un po’ per scherzo, mi hanno detto “Facciamo questo programma sulle band, ti va di stare in giuria?” e io ho detto “No, lo voglio presentare”.

Ci puoi anticipare qualcosa?
Un’anticipazione che vi posso dare, che è la cosa che mi ha più colpito tra tutte le band in gara, è la bravura di quelle composte da bambini. Vedrete bambini di 10 anni che suonano il violino, che si esibiscono sulle canzoni di Michael Jackson…
Sarebbe il mio sogno condurre un programma tutto con bambini, mi piace la loro spontaneità, il fatto che non hanno filtri e dicono quello che pensano.

Ultima domanda con cui guardiamo al futuro: al momento stai lavorando a qualche nuovo progetto? Quale Giorgia vedremo prossimamente? L’attrice, la scrittrice, la conduttrice o la regista?
Adesso ho finito un nuovo romanzo che dovrebbe uscire nella primavera del prossimo anno. Non c’è ancora un titolo definitivo, però sono molto contenta perché l’ho scritto in gravidanza e l’ho finito quando sono nati i miei bambini. Ho fatto una fatica micidiale ma ce l’ho fatta.
L’anno prossimo farò di nuovo l’attrice e adesso sto scrivendo anche il soggetto di una storia veramente bella per quello che vorrei fosse il mio primo lungometraggio come regista, dove però non reciterò!

Sara Dal Mas

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