In vista dell’uscita nelle sale cinematografiche italiane del film “Sconnessi“, avvenuta lo scorso 22 febbraio, abbiamo intervistato il regista della pellicola, Christian Marazziti, che ci ha raccontato qualcosa su di sè e sul film in questione. L’opera racconta di alcune persone che improvvisamente si ritrovano “sconnesse” dal resto del mondo, senza internet e possibilità di comunicare con le persone distanti. E non solo. In questo isolamento forzato durante un weekend in montagna i protagonisti, interpretati da Fabrizio BentivoglioCarolina Crescentini, Stefano Fresi, Ricky Memphis e Antonia Liskova, saranno costretti a mettere a nudo i propri segreti, a mostrare le proprie paure e le proprie insicurezze, dando spazio a screzi ed episodi con conseguenze divertenti ed inaspettate.

“Sconnessi” racconta la storia di una famiglia che improvvisamente si ritrova “scollegata”, senza wi-fi e telefono. Come è nata l’idea di questo film?

L’idea è nata da un incontro in un bar con la coosceneggiatrice Michela Andreozzi, il coosceneggiatore Max Vado e un nostro amico giornalista. Ad un certo punto ci siamo chiesti: “Ma se dovessimo fare un film all’interno di un posto dove gli smartphone non prendono, che cosa accadrebbe?” Ho risposto “Beh… Sarebbe una tragedia!”
Perchè sconnessi? ti spiego.
Qualche tempo fa, il giorno del mio compleanno mi si impallò il telefonino. Immagina 700, 800 persone che ti fanno gli auguri e tu non puoi rispondere. Altro che nomofobia (la paura di rimanere sconnessi), io direi il panico! ho pensato: “Non rispondendo agli auguri, penseranno che sono un maleducato!”. Insomma, dopo 3 giorni da incubo per vari centri di telefonia per trovare una soluzione, mi sono reso conto che ero completamente sconnesso. Ricordando questa vicenda, una mattina mi sono svegliato alle 5.00 e ho pensato: “Sconnessi… sì, Sconnessi sarebbe proprio il titolo ideale”, per cui da lì ho buttato giù questo progetto che è stato poi rivisto da Michela e Max ed abbiamo iniziato a lavorare insieme. Questo progetto è stato più volte sistemato e alla fine ha preso vita; inizialmente c’erano più personaggi, più famiglie, poi ci siamo focalizzati su una famiglia soltanto. Credo sia un film necessario nel 2018. Lo smartphone ormai è la grande schiavitù del secolo, nessuno può farne a meno. Ritenevo giusto raccontare come la gente reagisce senza l’uso della rete. Vedi, la comunicazione oggi si è persa, le persone non si relazionano più. Sarebbe bello ritornare a parlare guardandosi negli occhi e non attraverso un apparecchio elettronico.

Come pensi che la connessione digitale abbia influito sulle relazioni e i rapporti personali?

La connessione digitale ha influito molto sulle relazioni. Ci fai caso? I ragazzi di oggi ormai si celano dietro i social, non si interagisce più, manca la comunicazione. Io ho vissuto entrambe le situazioni, cioè ho vissuto 20 anni senza telefonino, 30 anni senza i social, invece i ragazzi di oggi non sanno minimamente come si viva senza, per cui se togli la connessione, togli il loro mondo. Non è facile gestire questa situazione, anzi, è più difficile di quello che possa sembrare. Vedo le persone completamente lobotomizzate. Dovremmo cercare l’equilibrio, dovremmo dare il giusto rilievo a questa situazione perché sta prendendo il sopravvento. Ho scritto questo film perché vorrei appunto che si trovasse il giusto equilibrio, che si ritornasse a comunicare.

Hai dichiarato di essere molto legato a Primiero San Martino di Castrozza: cosa rappresenta per te questo posto?

Guarda, io da bambino spesso andavo lì a sciare e proprio a San Martino ho incontrato il mio primo amore, una ragazza di Padova. Avevo sei anni, ti parlo di un amore platonico tra la magia della neve. Quest’avventura mi è rimasta impressa. C’è un’energia estremamente positiva in quei posti. La gente ti sorride, è rilassata, cordiale non è mai scortese, non senti il clacson che suona, è un mondo a parte, sembra un fantasy. A San Martino ho vissuto un’esperienza incredibile, tutti gli attori erano totalmente rilassati, si lavorava in un’armonia unica. La scelta di fare un film in montagna era proprio per creare un clima di magia. Se fai la commedia devi creare l’armonia intorno, è fondamentale. Se lavori in armonia, la gente che ti vede da casa, che ti vede al cinema, respira quel profumo e quell’aria che tu hai condiviso e vissuto con tutti i tuoi compagni. Quel posto è magico, credetemi!

Ti è mai capitato di ritrovarti senza connessione internet, o meglio… Sconnesso? Quali aspetti positivi e negativi hai riscontrato?

Eh si, mi è capitato! Mi sono ritrovato sconnesso sull’isola di Ponza per due giorni. Il lato negativo è che avevo 40-50 amici sparsi e sono rimasto da solo quasi tutto il giorno; è stata veramente una tragedia (ride). Il lato positivo è che ho stretto amicizia con un pescatore e mi ha spiegato come si pescano le aragoste. Ho vissuto una giornata particolare, diciamo che ho scoperto la passione per la pesca dell’aragosta…!

Quale messaggio vuoi trasmettere attraverso questo film?

Il messaggio è estremamente semplice e diretto ed è quello di tornare a comunicare, a relazionarsi, tornare ad avere contatti umani, vis- a -vis, dirsi le cose guardandosi negli occhi. E’ questo il messaggio che voglio trasmettere attraverso il film “Sconnessi”.

Chi è Christian Marazziti, quali sono le tue principali passioni?

Christian Marazziti ha in assoluto una grande passione: il cinema. Guardo film da quando ero ragazzino. La mia passione è il grande Sergio Leone, mi piace la commedia, la fantascienza. Mi piace il cinema, mi piace l’effetto che la sala di un cinema ha su di me, quello di emozionarmi sempre!

La redazione

 

Si ringrazia Sandra Barone per la collaborazione
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