Oggi Spettacolo News vi propone l’intervista esclusiva al poliedrico attore Gianluca Magni classe 1965, che nella sua lunga carriera vanta numerose collaborazioni televisive con attori e registi di fama internazionale. “Prigioniero della mia libertà” è la pellicola nella quale Gianluca interpreta il ruolo di un poliziotto che affianca l’attore Giancarlo Giannini in un’indagine delicata.

Da ieri è stato distribuito nelle sale cinematografiche il film diretto da Rosario Errico, “Prigioniero della mia libertà”, che ti vede protagonista insieme ad altri nomi di un cast di tutto rispetto, solo per citarne qualcuno Lina Sastri, Giancarlo Giannini e Martina Stella. E’ stato difficile per te affrontare la così delicata tematica degli errori giudiziari che il lungometraggio ha voluto portare alla luce?
No, non è stato difficile affrontare questa tematica cosi delicata, come tu la definisci. Anzi, poter rappresentare un tema cosi delicato e importante, oltretutto affiancando grandi attori del cinema, come tu hai citato, per me è stato motivo di orgoglio e di grande arricchimento umano. Sì, il film è uscito ieri e per vedere le date e le sale nelle quali uscirà la pellicola gli spettatori possono consultare la pagina del mio profilo Facebook, oppure la pagina ufficiale del film o direttamente il sito internet.

Come nasce la tua passione per il mondo dello spettacolo nelle sue molteplici forme?
Praticamente, proprio perché tu la definisci passione, è nata sin dalla nascita. Amo il mio lavoro e mi dedico completamente ad esso di qualunque cosa si tratti, che sia presentare un evento, oppure recitare su un set, o scrivere una sceneggiatura. Io mi pongo sempre una domanda: perché uno spettatore mi deve guardare se non gli offro qualcosa di diverso dalla quotidianità che lo spettatore vive giornalmente? Per questo, cerco sempre di dare il massimo sotto tutti i punti di vista. Credo fortemente che un artista debba essere un portatore sano di felicità per chi lo guarda e debba far riflettere lo spettatore

Il ruolo dell’attore influenza la vita più di qualsiasi altra professione. Cosa ti ha dato e cosa ti ha tolto?
La vita dell’attore vuol dire essere una barca in mezzo al mare che deve giostrarsi tra le onde. E’ una vita affascinante e dura allo stesso tempo. E’ una vita che richiede tanta forza d’animo, di volontà, una vita che ti assorbe completamente, in quanto devi continuamente procurarti lavoro facendo public relations. E’ una vita che mi ha dato emozioni forti e, allo stesso tempo, forti delusioni. Ma fa parte del gioco. Per ottenere grandi risultati, bisogna combattere grandi battaglie e, nelle grandi battaglie, è inevitabile ferirsi.

Hai interpretato tantissimi personaggi nella tua carriera. A quale esperienza sei maggiormente legato?
Il personaggio più difficile da interpretare è stato quello descritto nel cortometraggio dal titolo “Le ragazze di Mario”, nel quale ho vestito i panni di un uomo, marito di Tosca D’Aquino, che in seguito alla tragedia di Seveso avvenuta nel 1976 non riesce più a camminare e a parlare. Interpretare più ruoli, mi affascina, in quanto è una sfida con me stesso nel misurarmi con la psicologia di una persona nuova. Fare l’attore alla lunga, vivendo tante persone diverse, ti permette di avere una conoscenza di te stesso e di chi ti sta di fronte superiore a chi fa una vita normale e vive solo il suo modo di essere.

A cosa nella vita non rinunceresti mai?
Non rinuncerei mai ai miei principi, al mio modo di essere, alla mia libertà di espressione. Sono un giaguaro che vaga libero nella foresta. Perché solo cosi, posso dare il meglio di me. Uso molto l’istinto del mio cuore e della mia anima. Vivo di sensazioni allo stato puro. Io dico sempre che noi artisti dobbiamo essere come un’aquila che vola alta nel cielo e guarda il mondo dall’alto, per poi trasformarsi in un giaguaro felpato e potente che scatta e prende l’occasione.

Progetti futuri?
Ho appena finito di girare un cortometraggio dal titolo “Giovani Italiani”, nel quale interpreto il ruolo del Preside. Il corto tratta il sociale e parla di ragazzi stranieri da inserire nel contesto italiano. Un argomento molto interessante. Sto lavorando alla produzione della mia sceneggiatura dal titolo “La forza di cambiare”, un titolo molto emblematico, visto il momento delicato che stiamo vivendo dal punto di vista sociale ed economico.

Patrizia Faiello

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