Il prossimo 8 febbraio arriva anche nelle sale cinematografiche italiane “Final portrait“, il film sulla vita di Alberto Giacometti con la regia di Stanley Tucci. Le biografie dei grandi artisti appassionano il pubblico perché venire a conoscenza di una normalità nella vita di una persona straordinaria, permette di fargli scendere la scala che congiunge l’uomo al mito.
Ma lo scultore Alberto Giacometti, già figlio d’arte del pittore Giovanni, non aveva proprio nulla di ordinario. Totalmente disadatto alla vita agiata, anche quando riesce a diventare ormai famoso nel suo mondo, continua a vivere come se dovesse sbarcare il lunario. Non c’è niente di male in una sana parsimonia, ma l’igiene prima di tutto, fisica e spirituale.
Giacometti (Geoffrey Rush) vota la sua esistenza all’arte, col risultato che una donna nella sua vita è troppa mentre due sono poche: avrebbe sposato Annette (Sylvie Testud) e avrebbe intessuto una profonda intimità con la prostituta Caroline (Clemence Poesy).
Un’ordinata vita coniugale una volta raggiunto il successo sembra un lusso etico che l’artista non vuole concedersi. Cosa accade quando due artisti si incontrano? Accade a Parigi, nel 1964, l’incontro che è il fulcro su cui Tucci ha costruito il suo lungometraggio. Il popolare scrittore americano James Lord (Armie Hammer) chiede a Giacometti di fargli un ritratto. Il pittore è già abbastanza anziano, fuma come una ciminiera, ma di certo il perfezionismo non gli si è ammorbidito con l’età, anzi. Se dovessimo rappresentarci figurativamente il processo creativo di Giacometti, questo sarebbe una spirale che continua ad avvolgersi su se stessa. Questo fu il caso del ritratto di James Lord: l’artista non è riuscito a scendere a patti con se stesso, per cui lo sdegno del figurante (che poi in questo caso coincide con la figura del commissionante) è un intruso nell’agone tra Giacometti e la sua tela. “Final portrait” è la narrazione della dialettica tra il pittore e il suo modello, una relazione che può riconciliarsi solo se il quadro sia stato ultimato.

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