Il regista, attore, sceneggiatore, comico intellettuale Woody Allen spegne oggi ben 83 candeline.
Il suo vero nome è Allan Stewart Konigsberg, è nato a Flatbush, rione di Brooklyn, il 1 dicembre 1935 e da adolescente ha fatto il suo ingresso nel mondo dello spettacolo, scrivendo gag per rubriche di gossip e quotidiani e sceneggiature comiche per programmi televisivi, lavorando come presentatore comico nei night e scegliendo di adottare il nome d’arte con cui lo identifichiamo oggi.
Poi il debutto nel mondo del cinema nel 1965 con “Ciao Pussycat”, regia di Clive Donner, l’anno successivo la direzione di alcune scene di “Che fai, rubi?” e nel 1969 il primo film diretto in autonomia intitolato “Prendi i soldi e scappa”.
Da lì una rapida ascesa a partire dai primi film di fama mondiale fra cui “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere” del 1972, e “Io e Annie” che, nel 1977, ha dato un’ulteriore svolta alla sua carriera con ben 4 Premi Oscar: Miglior film, Migliore regia, Miglior sceneggiatura e Miglior attrice.

Con una media di circa un film l’anno, Woody Allen, nel corso della sua carriera, ha ricevuto in tutto 18 nomination agli Oscar, vincendone 3. Nel 1995 ha ricevuto al Festival di Venezia il Leone d’oro alla carriera, che non ha però ritirato personalmente e, vista la personalità dell’artista ciò non ci sorprende. Ci ha pensato Carlo Di Palma che, fra l’altro, in quell’occasione ha dichiarato che: “Ritirare premi al suo posto è diventato quasi un lavoro a tempo pieno, vista la sua idiosincrasia per le cerimonie pubbliche.“.
Impossibile elencarvi, in questa sede tutti i suoi film e, non volendo stilare una classifica ci limitiamo a citarvene qualcun altro come spunto: “La dea della bellezza”(1995), “Tutti dicono I Love You” (1996), “Match Point” (2005), “Scoop” (2006), “Midnight in Paris”(2011).
Con una comicità tagliente Woody Allen riesce a toccare temi scottanti, fare polemica suscitando una risata, mettere l’uomo davanti alle sue debolezze, ridicole quanto insuperabili, nevrotiche. Un’ironia autobiografica in cui è difficile non ritrovarsi, che lo ha portato ad attrarre un vastissimo pubblico cavalcando l’onda del mai tramontato successo . Ma con il successo è facile diventare bersagli. “A rainy day in New York”, ad oggi uno degli ultimi film, non uscirà mai nelle sale cinematografiche, né tantomeno sarà visibile in streaming: la “delicata” storia oggetto della trama, ovvero la relazione tra un uomo di 44 anni ed una ragazza quindicenne, ha riportato a galla la vicenda delle presunte molestie sessuali di Allen nei confronti della figlia adottiva Dylan Farrow, scatenando una vera e propria guerra mediatica che ha condotto al blocco della distribuzione del film. Senza volerci esprimere sui fatti oggetto del processo, notiamo il coraggio di proporre un film con questo tema, avendo alle spalle un simile precedente. Un coraggio in linea con la sua personalità spietata e irriverente. E’ bene ricordare che il regista è stato completamente assolto, in tribunale e noi gli auguriamo, con queste 83 candeline, di lasciarsi alle spalle anche questa lotta che viene combattuta a suon di social.

Flaminia Grieco

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