Ben is back” è il nuovo film scritto e diretto da Peter Hedges che uscirà nelle sale cinematografiche italiane il prossimo 20 dicembre 2018.
La pellicola vanta un cast d’eccezione con Lucas Hedges nel ruolo di Ben, un giovane tossicodipendente e Julia Roberts che interpreta Holly, una madre intenta a fare di tutto per salvare il proprio figlio.
La vicenda si svolge il giorno della Vigilia di Natale ed è concentrata in sole 24 ore. Il 19enne Ben, in cura in un centro per la disintossicazione, torna a casa prima del previsto. All’immediato entusiasmo della madre Holly e dei due fratellini, si contrappone lo scetticismo della sorella Ivy (Kathrin Newton) e del patrigno Neal (Courtney B. Vance), che temono una ricaduta del giovane.
Dopo un inizio di giornata teso ma incoraggiante, la situazione precipita durante la notte. Quando Ben e Holly escono a cercare il cane che è stato rubato alla famiglia una serie di sconvolgenti verità verrà a galla e Holly farà di tutto per proteggere suo figlio, innanzi tutto da sé stesso.

Hedges torna ad affrontare il tema a lui caro della famiglia con tutte le sue imperfezioni, come aveva già fatto in film come “Buon compleanno Mr. Grape” e “Scheggie di April”. A differenza dei suoi precedenti lavori, però, quella descritta in “Ben is back” è all’apparenza una famiglia più che convenzionale, benestante, che va in chiesa, cordiale. Risulta allora ancora più sconvolgente la triste realtà che si nasconde sotto il velo di normalità; velo a cui basta un colpo di vento per essere squarciato.

La pellicola è in primo luogo una storia affatto banale sulla dipendenza da droga, affrontata non solo dal punto di vista del tossicodipendente, ma anche e soprattutto da quello di chi lo circonda.

“Vengo da una famiglia che è stata profondamente colpita dalla dipendenza, dall’alcool e dalla droga.” – afferma il regista – Alcuni membri della mia famiglia si sono ripresi, alcuni non ce l’hanno fatta e altri stanno ancora lottando. Così, dopo aver subito la perdita di qualcuno vicino a me e avendo conosciuto un’altra persona in fase di riabilitazione, volevo fare un film che esplorasse come una persona ferita potesse avere un impatto su tutti gli altri membri della sua famiglia.”.

In secondo luogo è un film sulla maternità, incentrato su una madre dilaniata tra il desiderio di dare fiducia al proprio figlio e la necessità di una durezza scaturita dall’infinito amore verso di lui, dalla disperazione di vedere una parte di sé avvicinarsi un po’ alla volta alla tomba.

“Ho affrontato madri piuttosto interessanti nei miei film,”  – spiega Peter Hedges – “(…) ma quando Holly Burns è emersa, ho sentito come se fosse la madre più complessa, piena e feroce che avessi mai immaginato. Questo non vuol dire che Holly faccia tutto alla perfezione. Fa molte scelte discutibili. Ma non le fa mai in modo malizioso. Provengono sempre da questa dolorosa speranza di essere la custode e la protettrice dei suoi figli.”.

Grande la performance di Julia Roberts, che per l’ennesima volta si riconferma un’attrice degna della propria fama. Dalla sua interpretazione emergono con estrema veridicità, senza mai scadere nel retorico, tutti i sentimenti di un personaggio già ben scritto e reso ancora migliore dalla finezza interpretativa dell’attrice, più volte candidata al premio Oscar, che ha ottenuto nel  2001 come Miglior attrice protagonista per la sua interpretazione in “Erin Brockovich”.

Lucas Hedges, figlio del regista, restituisce al suo Ben tutta la fragilità, il dolore, la debolezza di una volontà assoggettata alle sostanze stupefacenti. Lucas è uno dei giovani attori più promettenti di Hollywood, come ha dimostrato l’anno scorso al fianco di Casey Affleck in “Manchester by the sea”, per cui la sua performance è stata premiata con la nomination agli Academy come Miglior attore non protagonista, con la vittoria ai Critic’s Choice Award come Miglior giovane attore e con quella al National Board of Review come Miglior performance maschile.

Talvolta ridondante e un po’ ripetitivo, il film di Hedges non risulta comunque lento o noioso, nonostante il tema non sia dei più leggeri. Il racconto è più incentrato sui sentimenti che sulla fredda oggettività. A differenza di molti altri film sul tema delle droghe come ad esempio, per citare i più famosi, “Trainspotting” o “Requiem for a dream” (comunque non paragonabili per tecnica e forza espressiva al film in questione), “Ben is back” punta, piuttosto che a disgustare o a scioccare lo spettatore, ad entrare in contatto con delle persone fondamentalmente malate, non da ghettizzare e disprezzare ma da cercare di comprendere nei limiti del possibile e di aiutare.
Il messaggio sembra essere quello che, dietro ad un drogato, c’è pur sempre una persona infelice, circondata da persone che per lui soffrono, un essere umano che solo se sostenuto può avere qualche speranza di salvezza.

Floriana Durante

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