Dopo il successo del film “Dobbiamo parlare”, uscito nelle sale cinematografiche italiane nel 2015, il regista e attore Sergio Rubini  è già dietro la macchina da presa per eseguire e dirigere le riprese del suo nuovo film dal titolo “Il grande spirito”. Il lungometraggio, una commedia amara e imprevedibile sull’amicizia tra due perdenti, ha come protagonisti lo stesso Rubini e la partecipazione degli attori Rocco Papaleo, Bianca Guaccero e Ivana Lotito. Prodotto da Fandango in collaborazione con Rai Cinema, il film sarà girato interamente a Taranto e nelle riprese saranno impegnati come attori in piccoli ruoli e comparse anche tanti tarantini che sono stati selezionati in un casting tenutosi recentemente presso l’Accademia di musica e recitazione “Francisco Tarrega” di Talsano. Tra i docenti figurano Gisella Gobbi, collaboratrice e aiuto regia di molti registi italiani, tra cui Sergio Rubini.
La sceneggiatura è di Carla CavalluzziAngelo Pasquini, Rubini Diego De Silva, la fotografia è di Michele D’Attanasio, le scene di Luca Gobbi e i costumi di Patrizia Chericoni.

La sinossi:

In un quartiere della periferia di Taranto, durante una rapina, uno dei tre complici, un cinquantenne dall’aria malmessa, Tonino detto Barboncino (Sergio Rubini) approfittando della distrazione degli altri due, ruba tutto il malloppo e scappa. La sua corsa procede verso l’alto, di tetto in tetto fino a raggiungere la terrazza più elevata, per rifugiarsi in un vecchio lavatoio, dove trova uno strano individuo (Rocco Papaleo) dall’aspetto eccentrico: sostiene di chiamarsi Cervo Nero e di appartenere alla tribù dei Sioux. Dal suo canto Tonino è sotto assedio: il quartiere è presidiato dai suoi inseguitori, gli angoli delle strade controllate. In questa immobilità forzata, realizzando di essere completamente solo, a Tonino non rimane che un’unica disperata alternativa: allearsi con quello squilibrato che si comporta come un pellerossa e che, proprio perché guarda il mondo da un’altra prospettiva, potrà forse fornirgli la chiave per uscire dal vicolo cieco in cui è finito.

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