Oggi vi proponiamo la nostra recensione del film “IT“, l’incubo che ha toccato tutti gli adolescenti negli anni ’90 e che è tornato il 19 ottobre scorso nei cinema, terrorizzando le sale di tutto il mondo.
IT: chapter one“, tratto dall’omonimo romanzo del maestro dell’orrore Stephen King, è diretto dal regista di “La Madre” Andy Muschietti. Si tratta di un prequel e remake del suo antenato, diretto nel 1990 da Tommy Lee Wallace. Protagonisti di “IT Penny Wise” sono l’attore Bill Skarsgard nei panni del demoniaco clown danzante ed un gruppo di promettenti attori che interpretano le vesti di adolescenti: Sophia Lillis, Finn Wolfhard, Jack Dylan Grazer, Jaeden Lieberher, Wyatt Oleff, Chosen Jacobs, Nicolas Hamilton, Jeremy Ray Taylor ed il piccolo Jackson Robert Scott.
Siamo alla fine degli anni ’80 e nella piccola cittadina di Derry, si sta per concludere l’anno scolastico, l’estate fa capolino e con questa anche la fine di scherzi poco innocenti e atti di bullismo al limite del sopportabile.
Il balbuziente Bill Denbrough, il comico Richie Tozier, il timoroso Stan Uris ed Eddie Kaspbrak il più ipocondriaco del “club dei perdenti“, sono quattro inseparabili amici che ciondolano sul sellino delle loro biciclette punzecchiandosi tutto il giorno e sognando sul loro tempo libero.
Mike Hanlon è un ragazzo di colore e per lui le cose non vanno così bene, non riesce a tollerare il suo destino dopo la scomparsa dei genitori vittime di un incendio. Per indorare la pillola, il ragazzo è costretto dal nonno a svolgere un lavoro all’interno della fattoria di famiglia e deve cioè eliminare le sue pecore a sangue freddo.
Ben Hanscom è un dolce bambino tanto paffuto quanto romantico, un nuovo arrivato nella cittadina di Derry ed è anche un mal capitato che deve continuamente sfuggire al bullo Henry Bowers e al suo gruppo di teppistelli 15enni. Infine c’è lei, Beverly Marsh, giovane ragazza dall’aspetto trasognato, semplicemente perfetta, a tal punto che nella piccola cittadina sono state diffuse false dicerie che screditano il suo conto.

Il “club dei perdenti” viene cosi presentato nell’incipit di “IT”, con estrema cautela tra risate ed inquietudini di diversa natura e causa, raccontando letteralmente allo spettatore ogni singolo caso ed immergendolo nella quotidianità dei vari protagonisti quasi a volerlo fidelizzare sin da subito con le loro esistenze.
La vita di Bill infatti è stata devastata nei mesi precedenti dalla scomparsa prematura del piccolo fratellino Georgie, uscito di casa sotto la pioggia in una mattina come le altre, per rincorrere la barchetta di carta costruita dal fratello maggiore. Richie ha sempre la battuta pronta e vuole avere una supremazia sul gruppo, ma in verità è un amico con la lettera maiuscola ed ha una fobia nascosta, quella dei clown. Stan è di famiglia ebraica, non studia ben volentieri le sue credenze religiose ed ha costantemente paura di essere coinvolto dai suoi amici in strane avventure, ma soprattutto della donna di un dipinto. Eddie vive con una mamma sopra le righe, che lo ha convinto di essere molto debole fisicamente e soprattutto di soffrire di asma.
I quattro amici si incontrano e scontrano nei primi giorni di vacanza nelle avventure dei malcapitati Mike e Ben, Beverly si unirà a loro sia per aiutarli sia per scoprire una volta per tutte cosa succede a Derry, chi causa le scomparse premature di molti loro coetanei, ma soprattutto come sopravvivere al male che imperversa nella cittadina fuori e dentro le mura private delle loro abitazioni.
A dispetto di quel che si poteva supporre nel periodo precedente all’uscita di un piccolo gioiello del terrore cinematografico e letterario come “IT”, la pellicola di Andy Muschietti riesce in un’impresa che forse passò inosservata nel lontano 1990: rendere nel modo più fedele e verosimile possibile, la sensazione di terrore che solo un demone sotto false sembianze di un clown, poteva essere in grado di esprimere, divorando bambini innocenti.

Penny Wise è cambiato, ha un volto tanto per iniziare molto più spaventoso ed espressivo, è capace infatti di emanare il pericolo attraverso pochi ma decisi primissimi piani e dettagli visivi come la sua espressione affamata caratterizzata da delle zanne sottili che si nascondono oltre i due denti da coniglio che incorniciano il suo largo e rossastro sorriso. Il clown non ha sembianze da modesto umano come il nostalgico IT di Wallace, riesce ad assumere sembianze di un mostro alieno e ricorda quasi un entità vampiresca, che da secoli ogni ventisette anni, si nutre di piccole anime pure per poi rintanarsi nel buio delle fogne della cittadella.
A cambiare decisamente in positivo è la modalità con cui viene raccontata questa volta la story line. Ebbene sì, perchè se nel primo originario horror movie lo spettatore veniva catapultato in un tempo fin troppo esteso e prolisso di dettagli, nelle vicende dei 7 protagonisti, dividendosi tra ricordi, flashback, ed un presente nostalgico ed incerto, l'”IT” di Muschietti decide una volta per tutte di suddividere la vicenda.
Il regista sembra aver selezionato gli elementi salienti che racconteranno agli spettatori di ogni tipo, le vicende che tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 sconvolsero le vite delle vittime e poi quelle degli eroi del club dei perdenti. Il film di Andy Muschietti riesce inoltre nel tentativo di evolvere forse il genere horror in qualcosa che apparentemente fa storcere il naso o sospirare chi si aspettava di morire dalla paura nel buio della sala.
Riportare in auge un’estetica del genere cinematografico come quella che non si vede ormai da anni nelle sale se non nelle opere di Guillermo Del Toro, è ormai poca cosa. I tentativi di impressionare il pubblico fan del genere e non solo, sono stati molti nell’anno che sta per concludersi, basti pensare alle ultime uscite di pellicole che vedono bambole possedute, maledizioni legate ad oggetti particolari come polaroid ed applicazioni per smartphone, per non parlare di protagonisti costretti a rivivere lo stesso giorno della loro morte all’infinito.
“IT” incute il giusto terrore che ci si aspetterebbe di vedere sul grande schermo nella nostra contemporaneità, tenendo presente l’opera datata ed un dettaglio di non poco conto: che si tratti, cioè, di un demone travestito da pagliaccio. Un caro vecchio clichè che, deciso a tornare negli anni zero come un must, non potrebbe avere una sua logica senza dei characters carismatici come “The Losers Club“,  un’estetica retrò ben ripresa, ora in voga anche nella moda e nella musica, una suspense anzichè progressiva a sorpresa, che regala un senso di ritmo nuovo all’opera filmica. E’ inesorabile il rimando anche a clichè come il team dei “The Goonies“, le atmosfere di “Nightmare“, oppure la chiara come allusione al mondo di “Stranger Things“, le famiglie scontrose simbolo di un male dei tempi che non vanno ed il tema dell’amicizia che non si vedeva ormai da anni come in “Stand By Me“.


I clichè sono molti, ma se a cambiare è il modo in cui si dirige e si scrive un horror ben venga, si potrebbe dunque ben sperare che questo sia solo l’inizio di nuovi capitoli del genere, in cui divenga fondamentale raccontare in primis l’animo umano con i suoi pro e contro, per riuscire poi nell’impresa più complessa per un horror, cioè quella di sentirsi dentro e con l’opera.
“IT” è il nuovo racconto di formazione che ci mostra come non si possa fuggire dalle paure, come esse si superino solo con coraggio e determinazione ostinata, ma soprattutto grazie all’amicizia, che muove tutte le cose in qualità di sentimento tra i più forti nel corso di un’intera vita, anche dopo ventisette anni.

VOTO: 7 e mezzo

Silvia Pompi

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