Lo scorso 7 settembre ha fatto letteralmente irruzione nelle sale cinematografiche italiane la nuova carismatica pellicola d’azione del regista, sceneggiatore e produttore statunitense tra i più interessanti nel panorama contemporaneo, Edgar Wright con “Baby Driver – Il genio della fuga”. Il film racconta la storia di un talentuoso pilota che potrebbe benissimo riassumersi nei primi sei (magistrali) minuti dell’intera scatenata pellicola.
Un cast d’eccezione capitanato in primis dal driver Ansel Elgort, che si presenta al pubblico negli innumerevoli cambi di occhiali da sole, come il giovane pilota danzereccio e taciturno “Baby”, poi il leader di una banda di rapinatori criminali Doc, l’attore premio Oscar Kevin Spacey, lo sprezzante e duro Bats interpretato dal nero impulsivo e rabbioso Jamie Foxx, l’ex grafico pubblicitario dell’acclamatissima serie “Mad Man” Jon Hamm, la dolce anima gemella Lily James ed infine Sky Ferreira, che riesce ad incorniciare amorevolmente nel ruolo di una ex cantante dalla voce soave, l’intera action comedy. “Baby Driver – Il genio della Fuga ” è innanzitutto Baby, un giovane buono ma scapestrato, vittima dei suoi stessi errori e con un passato drammatico che lo vede superstite dopo un brutto incidente in macchina, incidente che gli fa perdere la cara madre di cui ha come ricordo una piccola cassetta con registrati dei brani da lei stessa cantati, brani che accompagnano e cullano il destino del protagonista.


Ansel Elgort , “The Driver” ha anche un aspetto particolare, non può fare a meno di collezionare attimi della sua vita da batticuore che non siano accompagnati da colonne sonore, ascoltate rigorosamente con i suoi iPod, tanti, diversissimi, tutti colorati, come la vita e il suo stato umorale. Ogni giorno per Baby è vissuto con un forte senso di frustrazione ed eccitazione, è infatti un orfano adottato da un dolce uomo nero sordomuto; il loro è un rapporto intimo e profondo e per il ragazzo comunicare attraverso il movimento e l’azione nelle cose è ciò che in seguito all’incidente lo tiene soprattutto “a galla”. Baby non ha un buon udito, ha subito un trauma ed è costretto a sopportare un continuo ronzio per il resto della sua vita, in compenso poter ascoltare playlist degne di rispetto, registrare parole o rumori e vivere di ammiccamenti con un papà senza voce è ciò che più lo rappresenta, tutta la sua vita si riempie di grandi hit che lo aiutano nei diversi casi di rapina a mano armata in cui resta coinvolto in qualità di pilota spericolato. E’ così che la macchina da presa di Edgar Wright torna finalmente sul grande schermo dopo “La fine del Mondo” e “Ant-Man”, investendo il pubblico dapprima spiando con movimenti sinuosi, rotatori, da musical quasi, la routine del giovane driver che svolge il suo lavoro con estrema meticolosità e verve, portando a casa il compito ben fatto come se fosse un precisino liceale e tra le mani quattro gustosi caffè take away per la banda e il misterioso amico Doc. Baby ha un’espressione goffa e infantile, si muove in modo romantico e con esso anche la macchina da presa che spesso si lascia andare a lunghi piani sequenza, spezzati dalle scene di fuga in macchina e canzoni che sprigionano l’energia dalla quale è investito il pilota nell’attimo stesso. Protagonista dell’intera pop action comedy è quindi la musica: proprio così, è lei che presenta all’interno di una fiammeggiante macchina rossa da corsa il pilota Baby immerso tra violini e batteria, nonché nella voce rock del brano “Bellbottoms” dei The John Spencer Blues Explosition, anche se la colonna sonora preferita nei suoi colpi resterà “Brighton Rock” dei Queen.


Il pilota, nel corso delle vicende, tra una pausa e l’altra all’interno di un dinner pub in stile nostalgico anni ’50 resta folgorato da una voce che lo riporta alle origini, quando la mamma si esibiva nei pub serali e lo accudiva augurandogli la buona notte. Si tratta della voce della giovane Debora, interpretata dalla promettente Lily James, voce che gli ricorderà che è tempo di farla finita e forse di scappare, per fare quello che un po’ tutti delle volte vorrebbero fare, cioè partire senza meta e con una buona tracklist in macchina, con qualcuno da amare e con cui condividere la sensazione. Edgar Wright riesce dunque nel tentativo di emozionare, sebbene la pellicola non sembri assolutamente nata come un romantic movie: l’incontro tra i giovani, un pilota che non vuole essere un cattivo fino in fondo e una semplice cameriera innamorata, riesce a mescolarsi bene nelle sequenze di rapine, uccisioni a freddo, sguardi a prova di coraggio come quelli di Kevin Spacey e Jamie Foxx.
Ad aggiungere fuoco sono i primi piani dei due innamorati, sequenze vintage in bianco e nero e poi la voce di Sky Ferreira sulle note di “Easy”. Che dire poi delle caratterizzazioni di tutti i personaggi che sebbene stereotipati nei loro ruoli, senza troppe parole si fanno conoscere al pubblico con i loro atteggiamenti. Foxx è una testa calda e si rivela il vero personaggio negativo dal momento che Kevin Spacey come sempre stupirà in positivo nel tentativo di aiutare la giovane coppia in fuga dal vendicativo Jon Hamm, perché anche lui “una volta ha amato”. Quando si ama bisogna fare i conti con il grilletto facile, con un piano di fuga a prova di pallottole ed inseguimenti polizieschi, ma non si può fuggire dal destino e dai propri errori, ognuno deve rimanere al suo posto, ognuno fa parte del suo mondo e nel caos bisogna preservare un amore che non può essere vissuto come si vorrebbe. Stessa cosa succedeva nel 2011 al driver poco baby Ryan Gosling del regista Nicolas Winding Refn, sulle note della famosa “A real Hero” del gruppo Electric Youth, anch’essa emblematica colonna sonora in una verve decisamente più anni ’80.
“Baby driver” è un piccolo gioiello fumettistico, talvolta romantico, fragile, malinconico, semplicemente comico e carico di aspettative che non vengono deluse, nemmeno sul finale. Il genio della fuga fa sognare ad occhi aperti nel buio della sala e ricorda allo spettatore che, quando tutto sta per concludersi nel peggiore dei modi, sognare del resto fa bene, bisogna sentirsi “Easy like a Sunday Morning”, perchè non tutto è perduto.
Ascoltare/vedere per credere.

VOTO: 8

Silvia Pompi

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