La ragazza nella nebbia” è il titolo dell’opera letteraria e filmica di genere thriller, scritta e diretta dall’omonimo autore Donato Carrisi. Il film uscito nelle sale il 26 novembre e distribuito da MedusaFilm è animato da un cast di gran livello: Toni Servillo, Alessio Boni, Galatea Ranzi, Michela Cescon e Lorenzo Richelmy.
“La ragazza nella nebbia” parte da dove tutto ha inizio e sconvolge lo spettatore sotto la nebbia che offusca una baita di montagna immersa nella neve. E’molto forte l’impatto che Carrisi sceglie di dare all’incipit del film, una luce color seppia riprende attraverso un campo lunghissimo una giovane ragazza che scopriremo essere l’adolescente Anna Lou. La piccola donna dai lunghi capelli rossi appartenente insieme ai suoi genitori ad una confraternita religiosa molto conservatrice, in un tardo pomeriggio come tutti i giorni, mentre si appresta a recarsi presso la confraternita, scompare dal paesino montano di Avechot.

Dopo la sua scomparsa giunge nella cittadina fredda e nebbiosa l’ispettore Vogel, volto noto ai media poichè ha una reputazione professionale da preservare ed un’abilità particolare, quella di strumentalizzare i media, ricostruendo i fatti in modo del tutto illusorio agli occhi del pubblico, l’importante è che la storia funzioni e regga con la realtà. Contemporaneamente il montaggio alternato di Donato Carrisi ci mostra anche l’arrivo ad Avechot di un professore di liceo con moglie e figlia, appena giunti nella nuova città. IL professore è un nuovo arrivato ed estraneo alla comunità di Avechot potrebbe essere additato a principale sospettato del giallo perchè come in tutti i racconti gialli che si rispettano il capro espiatorio è un personaggio fondamentale ai fini di una ricostruzione dei fatti.
Da questo momento Donato Carrisi intesse il film di parabole che affida alla voce chiara e decisa del professore, quest’ultimo sin dalle prime sequenze in cui appare, sembra avere una profondità del suo carattere, è un uomo apparentemente tranquillo e molto debole, dall’animo magnanimo, ma quando si siede alla cattedra dove insegna , i suoi tratti improvvisamente cambiano forme e linee, i suoi occhi color ghiaccio sono decisi verso la camera da presa e verso gli allievi. L’uomo ricorda ai suoi studenti che per saper scrivere un buon racconto, dotato di una narrazione vincente, bisogna tenere bene a mente che è il male il centro dell’azione, lo scheletro di una buona storia, il turning point di ogni racconto, mentre gli altri personaggi, persino i protagonisti, sono pedine nelle sue mani.
Se il professore da una parte consiglia di guardare sempre oltre la mera superficie ed il volto comune delle persone, per conoscere veramente “la vanità del diavolo”, dall’altra l’ispettore Vogel è convinto che la “giustizia non fa ascolti, la giustizia non interessa a nessuno” e cosi appare come un volto doppio, un uomo senza scrupoli, diviso tra la falsità, l’inganno dell’innocenza e la coscienza che sembra richiamarlo più volte a se, quasi a ricordargli che la giustizia in verità esiste ma è dentro di noi, siamo proprio noi a scegliere la via giusta. L’ispettore Vogel sembra prendere atto dell’esistenza di una cruda realtà solamente in un secondo momento, quando i suoi piani lo portano di fronte ad un’oscura quanto perversa verità che sconvolge anche il suo animo più egoista e superficiale.
Nello scioglimento della storia, risulta fondamentale l’incontro con lo psichiatra del posto che apparentemente sembra comprendere l’illusorio ragionamento dell’ispettore quasi a coccolarlo nella sua disperazione. E’ un personaggio particolare a cui sarebbe stato meglio forse ritagliare una maggiore introspezione ed uno spazio narrativo maggiore, tuttavia rimane fedele e coerente, soprattutto lineare.


A pagare le conseguenze di questa malvagità che Carrisi riesce a mostrarci attraverso sguardi della macchina da presa molto evocativi, riprese dall’alto e primissimi piani che ricalcano le atmosfere del suo libro, è Anna Lou, immagine pura quasi mitologica di un bene sulla terra cosi vero da non poter sopravvivere a lungo in un mondo fatto di squali.
Dove tutto accade con dei piani e una dietrologia malvagia che difficilmente può essere sconfitta. Carrisi riesce a trasporre dunque la sua opera letteraria al cinema traducendo in immagini persino il suo punto di vista. La macchina da presa è infatti Carrisi stesso, il narratore onnisciente che a volte ricorda lo stesso professore, si muove dall’alto spiando i suoi attori nei panni dei rispettivi personaggi e quello che ci regala è una lezione sulla vita e sulla scrittura, su quanto in realtà quest’ultima ci insegni come il più delle volte quello che ci può apparire come banale, sia una brutta ma essenziale verità. Il male ha tante facce ed i media che sembrano saperlo bene proprio perchè strumentalizzano da anni tragedie analoghe, si tramutano in pedine anch’essi di un male più grande: la consapevolezza che tutto in un’epoca 4.0 come quella contemporanea, sia facilmente rovesciabile.
Un quadro dolce-amaro regala allo spettatore tante riflessioni ed un sorriso smaliziato sull’idea che “la verità non fa notizia”.
Donato Carrisi è un regista promettente.
Voto: 8
Silvia Pompi

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