Da ieri fino al 21 maggio 2023 il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma ospita nelle Armerie Superiori la mostra-performanceThe Sweet Sixties: Narrazioni di Moda“, a cura di Stefano Dominella e Guillermo Mariotto.

La Swinging London, le visioni da indossare di Ossie Clark, la minigonna di Mary Quant, le vetrine coloratissime di Carnaby Street a Soho e lo sbarco sulla Luna: l’eredità associata all’immaginario estetico degli anni ’60 costituisce un bacino semantico reinterpretabile sotto molteplici aspetti. Uno scenario di quel periodo e delle contaminazioni visive tipiche del mondo della moda.

Dopo i capitoli “Robotizzati – Esperimenti di Moda” (Palazzo Wegil 2020), “Favole di Moda” (Teatro Torlonia 2022) e “Roma è di Moda – Via Veneto edition” (Via Veneto 2022) e dopo un’attenta ricerca avvenuta in importanti archivi storici come AnnaMode Costumes, Modateca Deanna, archivio Max Mara e Ken Scott, archivio Doria 1905, Dominella, curatore della performance insieme a Guillermo Mariotto, attinge nuovamente alla moda presentando la mostra al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo.

Non è la prima volta che il famoso Monumento romano apre le sue porte per presentare una delle più interessanti manifestazioni della nostra creatività, la Moda, con la sua capacità di attraversare e interpretare le epoche storiche e rievocarne le atmosfere e le suggestioni”, ha dichiarato Mariastella Margozzi, direttrice del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo. “Nel caso di questa mostra, la rappresentazione degli anni ’60 attraverso gli stili degli abiti e dei loro creatori, ci consente di rivivere uno dei periodi più densi di innovazione e trasgressione della nostra storia più recente, di coglierne l’entusiastica identificazione dei giovani con un modo di vestire che racconta l’esigenza di allargare i propri orizzonti culturali e geografici.”.

Vengono presentati quindi 50 look che attraverso l’upcycling uniscono capi storici, vere icone di stile, con abiti e accessori recuperati nei mercatini e nei negozi vintage, che rappresentano in questo momento il vero trend della moda internazionale, adottato soprattutto dalle giovani generazioni che amano recuperare dal passato per renderlo contemporaneo. Con le scenografie di Virginia Vianello, protagonisti sono ancora una volta gli abiti. Tinte audaci e naturalistiche firmate dalla genialità creativa di Ken Scott, definito “il giardiniere della moda” proprio per le sue stampe floreali, ma anche i lembi di pelle coperti soltanto da 40 centimetri di tessuto di Mary Quant, fino ai motivi futuristici disegnati da Courrèges, Paco Rabanne e Pierre Cardin. E come non citare i colorati cappotti di Max Mara, rubati al guardaroba maschile e reinterpretati con tinte vivaci. La moda degli anni ’60 ha riscritto e reimmaginato la silhouette di un’intera generazione. Abiti, scarpe, dischi e accessori diventano un manifesto poetico per raccontare le dolcezze di quegli anni.

Questa è la decade in cui i giovani si sono scoperti tali per la prima volta”, ha raccontato Stefano Dominella “Una dimensione fortemente borghese, all’improvviso, si è trovata a fare i conti con l’effervescenza britannica dei sixties, il ritmo dei Beatles, il fascino di James Bond, la minigonna di Mary Quant e le tendenze in fatto di moda di Soho e Kensington. E poi i film con Doris Day, Brigitte Bardot a Saint Tropez, Catherine Deneuve, Jane Fonda in Barbarella.”. Sono gli anni in cui nasce l’industria delle calze e dei collant, in cui alla cotonatura si sostituisce la linearità tagliente del caschetto, in cui l’alta moda comincia ad attingere dal basso. Sono anche gli anni in cui il poliedrico Elio Fiorucci inventa (e vende) uno stile di vita fatto di jeans e t-shirt con angioletti e cuoricini, dando vita a una vera e propria subcultura internazionale. Subcultura che, a partire dal bersaglio stilizzato della Royal Air Force inglese (s)cucito sui giacconi Parka dei giovani Mod alle prese con il blues e la musica beat, in Italia intercetta le lunghezze d’onda propagate dagli specchietti colorati degli scooter, della Vespa e della Lambretta. Sullo sfondo ci sono le notti passate a ballare nei club notturni.

50 creazioni per 5 capitoli, 5 sale, cinque filoni narrativi che intendono raccontare la parte più leggera e sognante degli anni ’60. Un esperimento che guarda alla moda di quegli anni come a un archivio da consultare e valorizzare attualizzando l’identità culturale di una decade complessa e multiforme.

Una mostra-performance che restituisce potentissima una delle innate capacità della moda: fare cultura. Il lavoro di selezione dei look e il percorso dei cinque filoni narrativi riescono perfettamente nell’obiettivo di rappresentare tutta la carica creativa di un decennio che ha segnato la storia e la cui voce è in grado di risuonare ancora oggi”, ha commentato il Sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura Lucia Borgonzoni. “Sa infatti mescolarsi alle voci della contemporaneità e agganciare tendenze che interpretano nuove consapevolezze, come ad esempio quelle legate agli acquisti ’vintage’ e al rispetto per l’ambiente, ambito nel quale la moda italiana sta già lavorando da tempo con risultati d’eccellenza a livello internazionale. Al Ministero stiamo lavorando perché la moda sia sempre più valorizzata proprio in quanto cultura e affinché abbia gli strumenti per vincere le sfide del futuro. Per favorire la sostenibilità delle imprese culturali e creative – tra cui appunto le imprese della moda – e incoraggiare l’approccio verde lungo tutta la filiera, nonché un comportamento più responsabile nei confronti dell’ambiente e del clima, abbiamo deciso di destinare i fondi del Pnrr (pubblicheremo bandi per un importo complessivo pari a 30 milioni di euro) per accompagnare la transizione green del settore.”.

Il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo apre quindi le sue porte alla moda.

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