Dal 2 aprile al 5 maggio 2019 all’Acquario Civico di Milano sarà in esposizione la mostra “Teresa Maresca: Song of Myself”, a cura di Raffaella Resch. Si tratta di una raccolta dei alcuni cicli dell’artista ispirati alla meditazione sulla natura, con uno stile vicino all’espressionismo dei Neue Wilden (Nuovi selvaggi) e dai contenuti fortemente radicati nel pensiero trascendentalista americano.

Il lavoro di Teresa Maresca è realizzato in cicli, dedicati a diverse fonti di ispirazione, come “Song of Myself”, da due poems di Walt Whitman. Il genere prediletto da Maresca rimane la pittura, che si caratterizza con uno stile neoespressionista, ma viene utilizzata anche l’incisione, il disegno, e tecniche miste, come quelle impiegate per i libri d’artista. Il mondo naturale per Maresca riguarda anche la dimensione etica dell’individuo: la dialettica tra uomo e natura si origina da un profondo coinvolgimento estetico.

“Song of Myself” è un nuovo ciclo pittorico del artista, dal titolo “Whitmaniano Song of myself”, che viene presentato per la prima volta nella metà di ottobre 2018 alla Galleria d’Arte Moderna di Genova e si sposterà dal 2 aprile 2019 all’Acquario Civico di Milano. Per quanto riguarda la nuova rassegna Teresa Maresca spiega: “I quadri sono ispirati a due poems di Walt Whitman: “Ventotto giovani” e “Canto della Sequoia”. Giovani uomini si immergono nudi in un fiume, in una natura lunare. Il tema della nudità qui è fondamentale: parte dall’iconografia classica della donna bagnante – coniugata da Tiziano fino a Cézanne, e poi Courbet, Picasso – per arrivare a Caillebotte e Munch, che per primi dipinsero nudi maschili nell’atto di bagnarsi. Quelli di Munch sono molto belli, molto forti. Credo che tutta la figurazione contemporanea, soprattutto quella tedesca e anglosassone, debba molto al modo che ha Munch di rappresentare il corpo maschile. In questo mio nuovo ciclo ci sono poi tele in cui la presenza umana è invece assente, e protagonista è la grande sequoia rossa, il red oak tree, che nel poema di Whitman parla in prima persona. Queste opere proseguono un lavoro sul paesaggio americano, affrontato appunto in Americana – dove apparivano resti di costruzioni abbandonate nell’immenso deserto delle vecchie strade provinciali in disuso – e in “Swimming pools”. Entrambi questi cicli facevano esplicito riferimento ai film americani di “Wanders”, e a “The Swimmer”, un film del 1968 con Burt Lancaster, tratto da un racconto di John Cheever. La mostra è costituita da una ventina di nuove opere – olii e acrilici su tela di media e grande dimensione – e da qualcosa dalla serie delle “Piscine”.

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