Dal 22 maggio scorso all’8 settembre 2019 al MAXXI sarà in esposizione la mostra “Al Norte de la tormenta“, che porta a Roma i capolavori della collezione dell’IVAM, Institut Valencià d’Art Modern, uno dei più importanti musei d’arte moderna della Spagna, con capolavori storici dell’arte spagnola e internazionale.
Il percorso, a cura di Hou Hanru e Chiara Bertini, sorprende per la varietà dei linguaggi presenti, dalla fotografia alla pittura, dalla scultura alle installazioni fino alla sound art: le 23 opere sono firmate da alcuni dei principali artisti di oggi e del ‘900, tra cui Robert Rauschenberg e Juan Muñoz, Tony Cragg e Antoni Tàpies, Bruce Nauman, Eduardo Chillida e Richard Tuttle.
L’inizio della collettiva è tutto nel segno di Muñoz, con due sculture: la prima, che dà il titolo alla mostra, sembra un astrolabio in ferro dall’effetto straniante, che ripropone il flusso di pensieri dell’artista madrileno, con coltelli, portoni e ringhiere che si affollano sulla superficie circolare; a fare da contraltare all’opera, la seconda scultura, appartenente al MAXXI, che rappresenta un uomo sorridente, pronto a dialogare con chi lo osserva.

L’utilizzo di oggetti di scarto assemblati nelle due sculture “Float” di Tony Cragg e “Blood Orange Summer Glut” di Robert Rauschenberg evoca un immaginario ludico e frammentario al tempo stesso, mentre nelle tele dell’artista spagnolo Antoni Tàpies, “La ligne rouge” e “Gran diptic roig i negro”, la materia sembra sprigionarsi da un big bang esplosivo. Bruce Nauman, con il suo tunnel vuoto, suggerisce uno stato di indefinitezza volto a porre maggiore enfasi sul processo più che sull’opera finita. “There´s no reason a good man is hard to find I” di Richard Tuttle si innalza come una spirale verso l’alto, suscitando un senso di meraviglia, mentre Cristina Iglesias, con la sua grande scultura in ferro e cemento senza titolo, invita il pubblico a entrare nell’opera per ritrovarsi in un mondo onirico.

In mostra sono presenti anche alcune opere della Collezione MAXXI, come “Entrando“, di Juan Uslé, una tela in cui la purezza delle forme geometriche si unisce a colori forti e decisi, e “Dolmen, II Allegretto” di Jorge Peris, acquisita grazie al contributo degli amici del MAXXI.

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