Mexico. La mostra sospesa”, ancor prima di essere un’esposizione di quadri, racconta una storia avvincente quanto tragica. Siamo nel settembre del 1973 e gli addetti ai lavori hanno già predisposto gli spazi che accoglieranno le opere di José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros e Diego Rivera, padri del Muralismo messicano, all’interno del Museo nazionale a Santiago del Cile. Con la precisione di un chirurgo hanno aperto le casse e scartato l’imballaggio, hanno sollevato i quadri impugnandoli con guanti in pelle per evitare che tracce di grasso impregnassero le tele, hanno trasportato le opere con un occhio vigile sugli scalini e l’altro premurosamente fermo sugli angoli delle cornici e le hanno sistemate secondo il progetto espositivo disegnato dal curatore, il tutto sforzandosi di trattenere le goccioline di sudore per l’infondata paura che se avessero raggiunto la superficie del dipinto, avrebbero alterato l’intensità del colore o diluito il rosso in rosa.
Adesso che tutto è pronto, godono dell’attesa con soddisfazione per l’impegno impiegato in un progetto che avrebbe celebrato l’amicizia tra Messico e Cile e con l’impazienza di veder ricompensati i propri sforzi negli occhi compiaciuti dei visitatori il giorno dell’inaugurazione, confermata per il 13 settembre.
Quel giorno non arrivò mai.
L’11 settembre il colpo di stato da cui nacque la dittatura militare del generale Augusto Pinochet, consacrò gli addetti ai lavori eroi dell’arte: sudici delle polveri rilasciate nell’aria dai bombardamenti, svestirono i muri del museo raggruppando le opere a mani nude, le stiparono in ventisette casse di legno e le caricano in fretta e furia su un aereo diretto in Messico. La mostra rimase “pendiente”, in sospeso, per oltre 40 anni. Nessuno vide neanche uno di quei quadri inediti fino al 2015, quando finalmente la mostra fu inaugurata proprio nelle sale del Museo nazionale a Santiago del Cile, per essere successivamente riproposta nel 2016 in Argentina e nel 2017 in Perù.
Per la prima volta in Europa, oggi la mostra è visitabile al Palazzo Fava di Bologna fino al prossimo 18 febbraio. Questa mostra permette di apprezzare l’aspetto meno noto dei tre pittori, conosciuti come i più importanti esponenti del Muralismo messicano: si alternano infatti lavori di grafica, come disegni e incisioni e dipinti su tela. Le 70 opere sono sistemate secondo il diritto di paternità in un ambiente equamente diviso e dedicato a José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros e Diego Rivera.


Accomuna il percorso il contenuto politico-sociale legato alla rivoluzione messicana del 1910, l’arco temporale che va dagli anni ’30 del ‘900 in poi e la ricostruzione meticolosa della biografia dei pittori in riferimento alla più personale sensibilità artistica dettata dagli eventi storici. Guardare il Messico postrivoluzionario con gli occhi di questi artisti significa viverlo con l’empatia popolare di Orozco, l’irriverenza politica di Siquieros e lo spavaldo ottimismo di Rivera.
Orozco descrive i cambiamenti sociali di quegli anni come una mascherata drammatica e barbara che il popolo ha dovuto pagare a caro prezzo. Per questo i suoi corpi sono sempre caduti, mutilati, sofferenti, sagomati con un tratto duro e scarno e sempre per questo “La vittoria” è raffigurata da una donna sgraziata che si trascina in un lago di sangue volgendo il saluto a quei combattenti di cui è rimasto solo lo scheletro.
L’ opera “Don Juan tenorio” ben incarna l’atteggiamento critico di Orozco nei confronti di una politica corrotta, rappresentata da un tavolo a cui siedono uomini di potere circondati da personaggi adulanti che sono ritratti in atteggiamenti ridicoli e con espressioni grottesche e caricaturali. Siqueiros, invece, fu un acceso sostenitore dei movimenti operai e un attivista politico comunista. La sua convinzione ideologica si riflette sulla sua attività artistica, in particolare, nelle tematiche tese all’impegno civile e alla lotta contro i soprusi e le disuguaglianze in una figurazione di chiara impronta realista. Eppure, non va trascurato il suo ruolo di sperimentatore e innovatore. La mostra ospita l’opera “Esplosione in città”, realizzata con una tecnica denominata “incidente controllato”, dove Siqueiros sperimenta l’accostamento di materiali sintetici, come la piroxilina, con i colori per la pittura.
Anche di Rivera sono esposte opere che testimoniano un percorso artistico di avanguardia. “Donna in verde” e “Maternità” sono dipinte in stile cubista sintetico e risalgono agli anni del suo soggiorno parigino, quando entra in contatto con la comunità internazionale di artisti e intellettuali. La mostra non indaga José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros e Diego Rivera nelle vesti dei celebri muralisti che hanno segnato il Rinascimento Messicano, ma li presenta in una produzione limitata di disegni e pitture da cavalletto, che rivelano la più profonda e intima sensibilità degli artisti nei contesti storici e familiari che hanno vissuto. Anche se non mancano tracce di quel lavoro monumentale che rende fiero orgoglioso il popolo messicano, come il bozzetto del murales “Tormento di Cuauhtémoc” di Siqueiros e le litografie di Rivera “Il mercato dei fiori” e “Mercato di Tehuantepec”, la mostra “Mexico. La mostra sospesa” obbliga il visitatore a guardare sotto il camicione bianco della notorietà.

Gea Salvatori

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