Giuseppe Arcimboldo è un pittore italiano del 1500, noto soprattutto per le sue “teste composte”, ritratti burleschi e allegorici che riproducono le quattro stagioni e gli elementi della cosmologia aristotelica.
Questi i capolavori più celebri in mostra a Palazzo Barberini a Roma, fino a domani, 11 febbraio: Primavera, Estate, Autunno, Inverno, disposte a coppia sulle pareti di una piccola stanza in dialogo con Acqua, Aria, Fuoco, Terra. Nella prima serie di quadri ogni opera ritrae la testa di un uomo i cui tratti sono composti esclusivamente dagli elementi naturali, come fiori, frutta e verdura, che rievocano nell’immaginario quella stagione. Così nella Primavera la figura umana vanta un bocciolo di giglio al posto del naso mentre altre aree del viso sono rivestite di fiori piuttosto che sostituite, fattore da cui si deduce essere la prima sperimentazione di genere. Nell’Estate le ciliegie sono le labbra che abbracciano un baccello di piselli a conferma di una dentatura regolare, nell’Autunno il riccio di una castagna disegna i baffi ispidi di un uomo da una folta chioma di grappoli d’uva su cui poggia una zucca per cappello, mentre nell’Inverno tutto il profilo umano prende letteralmente corpo da un tronco vecchio e nodoso, tradendo in parte il concetto di composizione.
Il genio di Arcimboldo è stato quello di sovrapporre due generi particolarmente amati nel Rinascimento, la natura morta e il ritratto di profilo a mezzo busto, in chiave manieristica, in “una invenzione copiosa di tutte le cose”. La seconda serie di quadri risulta più sorprendentemente d’impatto per la precisione, la quantità e la diversità di specie animali che compongono i ritratti nell’Acqua, nell’Aria e nella Terra, eccezione fatta per il Fuoco, dove convergono più oggetti che alludono all’elemento rubato agli Dei da Prometeo, come le armi che rappresentano il busto, la candela che raffigura l’occhio e la massa di rametti avvolti dalle fiamme che si staglia sul capo, espediente unico e nuovo che conferisce dinamicità al corpo ritratto.
Giuseppe Arcimboldo fu riscoperto solo nel 1936, quando il curatore di una mostra newyorkese, Alfred H. Barr Jr., accostò una sua opera al Viso paranoico di Salvador Dalì, cogliendone la peculiarità che, a distanza di secoli, accomunava i due artisti: il carattere fantastico e illusionista del soggetto attraverso la sovrapposizione di significati. Si trattava di una delle “teste reversibili” di Arcimboldo, pitture che se ruotate di 180° mostrano due piani di lettura distinti. In mostra la “testa reversibile” Il Cuoco, dove d’impatto si vede una rondella di limone che guarnisce un piatto a base di carne, mentre poi, da una prospettiva capovolta, fa da ornamento alla larga tesa del cappello indossato da un uomo mostruoso, e L’Ortolano, dove ciò che in un verso è natura morta, nell’altro è il viso paffuto di un uomo dalle labbra carnose. Arcimboldo nasce nel 1526 nel capoluogo lombardo, poco rimane della sua attività artistica degli anni milanesi, mentre abbiamo testimonianze più accurate del suo soggiorno a Vienna presso la corte di Massimiliano II d’Asburgo. La sua produzione più celebre e facilmente attribuibile al suo estro creativo risale proprio a quegli anni, quando nel 1562 fu nominato pittore di corte.
Questa brevissima contestualizzazione storica serve a ricordare che Arcimboldo era vincolato dalla committenza di un sovrano, circostanza che sembra cozzare con uno stile così originale e particolare. Il primo elemento da osservare è che il riferimento politico, anche se mimetizzato o retorico, è sempre presente: nell’Inverno l’intreccio di paglia che veste il busto riproduce in più punti l’acciarino che è parte dello stemma del Toson d’Oro, l’ordine cavalleresco a cui erano legati gli Asburgo, nella Terra è la pecora morta che forma il petto a rimandare allo stemma araldico e nell’Aria la presenza dell’aquila imperiale. Ciò però non sminuisce il ruolo che i sovrani asburgici ricoprirono nel riconoscere il valore artistico di uno stile così originale, non conforme ai modelli del periodo storico. Questa elasticità è da attribuire all’interesse degli Asburgo per le scienze naturali, come dimostrano le 62 specie di animali marini che ritraggono la donna nell’Acqua, disegnati alla perfezione grazie ai documenti presenti nella biblioteca di corte, e all’interesse per opere d’arte raffinate di stampo manierista, volte a stimolare la curiosità, lo stupore e a intrattenere con effetti stupefacenti, componenti ben presenti nelle “teste composte”, nelle “teste reversibili” e nei “ritratti” come Il Giurista e Il Bibliotecario, in mostra nella sezione delle pitture ridicole, capolavori che eleggono Arcimboldo maestro del gioco e dell’ironia.
Arcimboldo, divertente e bizzarro da vedere, così straordinariamente originale da esser stato una fonte di ispirazione inesauribile per gli artisti dei secoli successivi e per le avanguardie del ‘900, è riconosciuto come antesignano del dadaismo, del surrealismo e addirittura del mondo della grafica e della pubblicità nei giorni nostri.

Gea salvatori

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