Domani, mercoledì 18 aprile 2018 dalle ore 18.00 alle ore 23.00 verrà inaugurata la Galerie Maison Naim in Via Mario de Fiori 5, nel cuore di Roma, proprio a pochi passi da Piazza di Spagna.
La curatrice Miliza Rodic ha descritto con queste parole la mostra d’arte contemporanea intitolata “Iconic Puzzle“: Ho voluto mettere a confronto gli immaginari di due artisti italiani – Camilla Ancilotto e Andrea Pacanowski – che, seppur assai distanti per linguaggio e risultati, si ritrovano vicini nella coscienza del frammento, della stratificazione, della densità estetica. Due visioni complesse che nascondono e svelano, coinvolgendo lo spettatore nel gioco ottico della rivelazione lenta, come una morbida messa a fuoco che cattura il cuore nascosto delle cose.”.
La Galerie Maison Naim sarà un luogo dedicato ad iniziative culturali per promuovere le arti visive attraverso la fusione trasversale di più artisti.
L’imprenditore Massimo Naim ha scelto di realizzare una galleria d’arte con stile e dal sapore internazionale, situata un piano sotto alla sua boutique hotel di lusso Spagna Royal Suite ed inserita nel circuito Le Rêve de Naim. L’apertura della mostra è anche l’occasione di presentare Chez Moi, il nuovo ristorante presente all’interno della Galerie Maison Naim, dove l’arte incontra l’alta cucina internazionaleChez Moi, infatti, propone una cucina fusion e sushi di altissimo livello e può ospitare un massimo di 12 persone. Non è presente un menù, poiché lo chef prepara di volta in volta dodici portate ispirate alle opere d’arte esposte in quel momento nella galleria.
Riguardo a questo interessante progetto, Naim ha dichiarato: 
E’ un progettodedicato a un pubblico internazionale che apprezza l’arte contemporanea italiana e non, ama la buona cucina e l’estro. I piatti del bistrot interno Chez Moi sono il risultato di una attenta ricerca e intreccio tra gusto e presentazione. Il cibo è cultura, bellezza, eccellenza ed è in continua evoluzione, specchio delle più raffinate contaminazioni.”. 
La mostra “Iconic Puzzle” è visitabile su appuntamento dal 19 aprile al 1 giugno 2018: per informazioni ed appuntamenti potete scrivere una mail all’indirizzo [email protected] oppure contattare il numero +39 347/7744495.
A seguire potrete trovare dei dettagli importanti sugli artisti Camilla Ancilotto e Andrea Pacanowski e vedere qualche loro opera.
CAMILLA ANCILOTTO
Le sue opere sono puzzle pittorici dalle molteplici chiavi compositive. In pratica, girando i singoli parallelepipedi (o altre forme geometriche) su una griglia chiusa, si completa una singola immagine o si mescolano assieme immagini diverse. Viene a crearsi un’interazione in cui il fruitore potrà cambiare l’ordine sequenziale e, soprattutto, entrare nel principio del pensiero originario, completando un’opera che chiede azioni manuali e libertà inventiva. Le immagini di riferimento sono prelievi da pittori storici (Bronzino, Michelangelo, Pontormo, Rubens…) o da antiche sculture (le teste marmoree al British Museum) che vengono plasmati attraverso metamorfosi e fusioni. In particolare emergono diversi animali dalle vite letterarie e dal valore metaforico (pappagalli, giraffe, calamari, piovre, iguane…) che catturano l’atmosfera coi loro pattern esplosivi, intriganti, tattilmente vivi. Un mondo d’energia in azione, di frangenti letterari insinuanti, di sinestesia e nuovi confini. Umano, animale e vegetale che s’incrociano in un flessuoso rito armonico, animando l’eden di un luogo immaginario eppure immaginabile, vicino ai nostri sensi, mentalmente reale.
www.camillancilotto.com
ANDREA PACANOWSKI
Le sue opere sono puzzle fotografici che rompono diverse certezze su usi e abusi del digitale. Per Pacanowski ogni scatto è un viaggio unico dal ritmo analogico, un’immersione lenta che richiede conoscenza tecnica, invenzione, ribaltamento di regole in apparenza immobili. L’immagine finale è il risultato di riprese, combinazioni, luci di scena e altri trucchi che l’autore ha affinato nel contesto della Moda, il suo luogo d’origine professionale, spazio ambiguo di erotismi lussuosi e perfezionismi ormai robotici. L’artista sentiva il limite della postproduzione, del digitale come dittatura fashion: ed eccolo sfidare la messinscena elettronica, preferendo i codici lenti di un habitus interiore, dove la pelle fotografata diventa geografia complessa, dove colori e tonalità definiscono l’invisibile, dove graffiature e segni amplificano l’energia iconografica. Le sue azioni sono scie sonore che mappano le armonie sinuose, localizzano dettagli, ampliano i segnali emotivi dietro un corpo. La fotografia prende qui il ritmo lento della pittura, rivelando una qualità metafisica che ci conduce in un rituale misterioso, ascetico, fatalmente spirituale.
www.andreapacanowski.it
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