E’ stata inaugurata a Roma ieri, martedì 3 ottobre e sarà aperta fino al 3 febbraio 2019, negli spazi del Complesso del Vittoriano – Ala Brasini a Roma, la mostra sul mito di Andy Warhol, realizzata in occasione del 90esimo anniversario dalla sua nascita.
Un’esposizione di oltre 170 opere, prodotta e organizzata da Arthemisia e curata da Matteo Bellenghi, che ripercorre la vita straordinaria di uno dei più acclamati artisti della storia che, con il suo lavoro, ha cambiato l’arte. Un viaggio dalle origini artistiche della pop art, quando nel 1962 il genio di Pittsburgh, attraverso la serigrafia crea la celebre serie “Campbell’s Soup“, all’iconografia di volti celebri della musica, della moda e del cinema. Un tuffo nella vita di Warhol in tutta la sua essenza.
La mostra romana traccia non solo la carriera dell’artista, ma anche la sua vita privata, fatta di trasgressioni, intuizioni ed eccessi, restituendo lo spirito di tre decenni, dagli anni ’60 agli anni ’80.
Ci sono tutte le opere più popolari come Marilyn Monroe e Liz Taylor, lo “scandaloso” adesivo della banana sulla copertina dell’album “The Velvet Underground & Nico“, e poi ancora musica con Mick Jagger e Michael Jackson, la lunga serie di Polaroid con i personaggi più disparati. Artista poliedrico dal forte intuito, Warhol ha “predetto” l’evoluzione della società, smaniosa di consumismo e di apparenza, in cui tutti vogliono essere protagonisti in prima linea e in cerca di celebrità. 15 minuti di celebrità che – secondo lui – tutti avrebbero avuto il diritto di godersi.
Se Andy Warhol fosse stato ancora vivo, chissà come avrebbe vissuto nell’era degli smartphone e dei social. Un artista che diceva di non volersi occupare di politica, ma che condizionava le masse; che sosteneva di non ricercare alcun messaggio impegnato nelle sue opere, ma che intercettava quella voglia di apparire. Un artista i cui 15 minuti di celebrità non sono ancora cessati.
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