L’arte, soprattutto quella visiva, è stata sempre considerata come quel linguaggio universale che viene in aiuto alla fredda parola quando bisogna esprimere emozioni pure e ancestrali. Tuttavia, da un po’ di tempo a questa parte, le muse sembrano avere dei problemi di comunicazione con i pittori, che hanno sempre più intrapreso un percorso espressivo inaccessibile al grande pubblico, finendo per suscitarne l’indifferenza nei casi migliori e nei peggiori l’antipatia.
E’ con queste premesse che nasce il progetto “Pompei@Madre. Materia Archeologica“, condotto dal direttore del museo Andrea Viliani e dal direttore generale del Parco archeologico di Pompei Massimo Osanna, con il contributo del modernista Luigi Gallo. L’obbiettivo è quello di sfruttare l’archeologia come collante fra il passato e il presente dell’arte – che si proietta sempre più rocambolescamente verso il futuro – in modo da sopperire a quel gap comunicativo che c’è fra il pubblico e l’artista.
Possiamo quindi assistere a singolari giustapposizioni di opere che fra di loro hanno uno scarto di quasi duemila anni: l’installazione di Jannis Kounellis con un gigantesco mosaico del I secolo d.C., la scultura minimalista in ferro di Richard Serra con la statua di divinità femminile del II-I secolo a.C.. Il progetto “Pompei@Madre. Materia Archeologica” si propone quindi di avvicinare a questo meraviglioso mondo il grande pubblico, a volte disinteressato ma molto più spesso distratto dai continui stimoli che arrivano da tutte le direzioni, per una sola ragione, quella di fargli riscoprire quel fil rouge che lega la storia dell’uomo, di ogni uomo e che non smette mai di destare in noi la percezione di qualcosa di molto più grande di noi.

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